SOLDI SANGUE E SUDORESuccessi, Insuccessi e Desuccessi
SOLDI, SANGUE e SUDORE
Uno dei piaceri più grandi della vita, oltre che fare figli, innamorarsi, creare bellezza, è fare soldi. Non averli, amici, ma farli: restare storditi dalla propria bravura, è uno stato nello stato. La vita ti pare onesta come i prezzi dei vestiti da Zara.
Senza ipocrisie, i soldi sono figli della sete che la vita ha di se stessa.
Il dolore di un vecchio che non ha accumulato nulla è uguale o superiore al dolore di dover lasciar la sua roba qui, ma l'aver giocato a questo monopoli gli ha dato onore e dignità.
Sui soldi panegirescano tutti, trasformiscono tanti, ma ogni tanto, ragazzo, prenditi in disparte e presentati, guarda i tuoi desideri, in un lampo, scoprirai quelli strani nel tuo intimo. E bisognerà essere cauti nell'esprimere i desideri, perché potrebbero avverarsi. Sono come il sughero, non affondo mai, perché la maggior parte dei moltissimi problemi che abbiamo non si verificano mai. Quando decidiamo qualcosa dobbiamo realizzarla velocemente, market timing, tempismo, non è importante non fare errori, è importante che non siano troppo grandi. Un tempo c'erano i forti e i deboli, ora ci sono solo i veloci e i lenti. Svelto è l'aggettivo più utile: svelto: abile nel comprimere il tempo senza fare pastrocchi, detersivo senza diversivo, risorsa per far chiaro, più veloce di mastro Lindo. Per alcuni, invece, fare un investimento è come fare un matrimonio per un cattolico: per la vita, e forse non è sbagliato, se uno resiste senza tentazioni. Vi ho già detto che ho delle zie "pote", non sposate, perchè bislunghe? Ebbene l'Adele alla messa grande emerge dalla folla e ritornando dalla comunione sembra una giraffa con la crocchia in una parata d'un circo: canapia rossa, faccia cerea, porta gli occhiali da presbite a tempo pieno, larghi come oblò, per decifrare il Giornalino di Sant'Antonio usa anche la lente da filatelista e i vigili li chiama riverisco-reverendi, legge il messale come fa un turista col manuale di conversazione straniero. Mi contempla senza vedermi per ore, poi mi cerca col radar ai saluti, la Lunga, e sembra sempre ferma all'Elevazione. Ha una 127 che in trent'anni ha fatto duecento km, ma è rimasta a piedi un pomeriggio, pensava andasse ad aria. L'ho messa su d'un taxi e dal fondo della carretta faceva cenni disperati: temeva che il taxista l'assaltasse una volta partita. Alla sua età, uno che pensi di deflorarla! Le ho detto di pregare per scongiurare il pericolo, ben tre rosari concentrati ci son voluti. Questo tanto per dirvi... Ecco, mia zia ha investito 11 milioni di lire nel 1960, ora, ancora sposata con lo stesso investimento, ha un miliardo tondo tondo. Naturalmente il tassì l'ho pagato io.
Ho il mio gruzzolino di concetti economici funzonanti, che, in men che non ci voglia a un monco a mettere i guanti, vi farò sdono, spilungoni.
Ecco le mie chicche che, come Il Sole 24 ore, un quotidiano giallino quasi arancione, tra l'altro un po' esagerato: il sole c'è solo 12 ore, sono il sunto di quello che dovete sapere.
Primo, in borsa, se segui la maggioranza sei morto: solo cento euro al mese, in attività che non vuole nessuno.
Secondo, bisogna comprare cose eccellenti a un prezzo adeguato, piuttosto che cose mediocri a un prezzo scontato.
Terzo, un mio collaboratore deve avere onestà, intelligenza ed energia, in ordine, la prima perché le altre non mi distruggano.
Quarto, una scelta economica deve essere chiara, pulita, razionale, se non la si capisce non la si faccia.
Certi Signori arrivano a un livello che potrebbero godersi il capital gain, ma in genere giocano al raddoppio. Vai a leggere la storia di Silvio, giovine. Io l'ho fatto, ho letto la sua storia come si faceva prima della guerra: a piccole puntate sotto forma di fascicoli.
Ha un trucco: compra aziende sane ma gestite male, offrendo prezzi leggeri, proprio quelle che prima ha venduto a prezzi robusti, ma tutti sono felici: dà, una che conosco io direbbe dona, un (1) milione di euro, pochi, maledetti, subito, a ciò che due anni prima ha comprato a cinque (5) di ciò che vale dieci (10). E sono sempre le stesse baracche, gli stessi omini che girano! Questi, poi, gli sono grati come fratelli di latte: minimo esborso e massimo capitale.
Ossessivamente reinveste sempre i profitti, disperatamente come se sospettasse che fuori da lì, i soldi evaporino velocemente. Le ultime vacanze le ha fatte su un'isola sperduta delle Seychelles, in un resort da 4.000 euro al giorno. Non è poi tanto. Alle ragazzotte allegre regala un ranocchio, teneri simboli d'affetto. Secondo me a guardarlo bene il Pifferaio pesa un buon 3% del Pil dell'Italia e a guardare ancora meglio temo che valga la metà del valore della Borsa italiana. La nostra nazione, Berluscolandia, è metà sua, non possiamo non essere suoi clienti e non contribuire al suo guadagno. Ditegli, per favore, che fra un po' sarà l'uomo più ricco del cimitero.
Avete presente Zuckerberg si presenta al consiglio direttivo in t-shirt, felpa col cappuccio, borsa di tela, sandali. Mai calze, cravatte e giacche, i suoi iscritti erano 1 milione nel '04, 5 nel '05 5, 12 nel '06, 50 nel '07, 120 nel '08, ora facebook ha l'onore di avere anche me, un po' distratta.
Onoro più rutilanti imprenditori che tristi politici. I Stanlio e Olio dei vestiti, Dolce & Gabbana, questi portatori sani di Swarovsky, sono più eroici di un Clemente Mastella.
"Don't be evil”, non siate cattivi, il motto di google, direi ai vecchi oligarchici goliardici.
Io non ho fatto molti soldi, perché ho molti interessi, desideri, piaceri, tutti a pari merito. Mi regalo domeniche piovose a vedere cartoni animati e cerco di non lavorare più di cinque ore al giorno, ma ho un'ammaccatura nel mio Universo, sono ammucchiata nel retro di un sogno: vivere nella, di, per la, sopra, sotto e tutte le preposizioni che hai, scrittura.
Lo scrittore per molti è un bamba da letto, rizzato sempre su un gomito, tra gli abbonati assenti della vita, riemergono ogni tanto con precauzione, ma scoprendosi molto scomodi o semplicemente inestetici, rifuggono nel mondo dei sogni. O miei signori quanto vi sbagliate!, i migliori sono stati dei buoni gestori di se stessi, non erano fuori dal mondo, dentro credetemi!
Purtroppo certe scritture sono impossibili da vendere.
Sabato scorso, sono salita sulle scale, che, come tutti sanno, è il momento più bello dell'amore, mi sono avventurata in un auditorio col mio Otello, un amico sincero, come direbbe Leone, un sei colpi, calcio di madreperla e canna cromata, con lui si può uscire senza flanella, tiene caldo dappertutto. E seduta ho sentito parlare il relatore come un moccioso davanti ad una torta.
Vestito a suo agio, parlava un po' annoiato, cercava del divertimento che solo lui poteva darsi.
Io ero davanti a un signore che se avesse voluto avrebbe potuto soddisfare il mio più grande desiderio: furore silenzioso.
Diceva che i nomi sono importanti, eccomeno?, che i film entrano nell'immaginario...
Finchè tutto si sfalda, tutto inesplode, tutto si spegne. Chissà cosa speravo.
Faccio appena in tempo a sgridarmi: dovevo pensare a qualcosa da dire, avrei dovuto imparare a memoria la data di oggi almeno.
L'orrore della delusione ha lo sporco sapore di un dopo baldoria, il mio piccolo cuore faceva la sua piccola ginnastica.
Io così inarrestabile, sono, in realtà, così inabile nel muovermi e promuovermi che potrei fare un libro a rate, come le biblioteche componibili, mi potreste, per conto mio, comprare a elementi scomposti. Succede spesso: lo scarpolino va con le scarpe rotte: la donna di marketing non sa promuoversi! Divento imbranata a parlare della mia scrittura, sono come Luigino XVI, che a scuola lo prendevamo come un pirlotto, pieno di modestia quel re, fino alla ghigliottina.
Una volta, fratelli, ho visto una ditta che schiacciava auto con una formidabile pressa, un uomo era nella cabina e io immaginavo la mia testolina là in mezzo, ci vollero quattro secondi perché la mano raggiungesse la maniglia, un secondo per afferrarla e mezzo per azionarla, poi sarebbe potuta uscire la polenta dal cervello. Mi diceva l'omino, che lavoravano anche per un grande architettto che usava spremute di auto. Ricordo che pensavo che era il delitto perfetto schiacciare un essere lì dentro, i cadaveri poi venivano annientati, incorporati nella ferraglia, assorbiti dalle carcasse, diventava tutto una pozzanghera di metallo. Sicura impunità. Come diceva un confessore spagnolo su tutte le mie idee: "Grave peccado, ma che bella invenciòn!” Ecco io ero dentro alla ferraglia umana e stavo per essere triturata, nessuna orecchia poteva percepire le mie modulazioni di frequenza.
Ero di cartavelina. Io che odio tutto ciò che è piatto, dal petto degli inglesi, ai libri della Maraini.
Se almeno un famoso architetto mi avesse esposto, magari qualcuno troverebbe l'opera con me dentro più pregevole delle altre!
Ebbene, tutti ce ne siamo andati. Avrei dovuto dirgli al grande scrittore: sia ragionevole, Luca, se mi ucciderà andandosene, andrà all'ergastolo, se invece mi dà speranze, la rinchiuderanno solo in un manicomio, da dove uscirà un giorno o l'altro.
Insomma ci siamo tutti espulsi, per me era l'annientamento del mondo, quello ideato e realizzato da Orson Welles, uscivo e cadeva l'Empire State sui caschi dei pompieri che sfilavano nella Quinta Avenue, con lo squarcio sotto disperato della Quinta di Beethoven, la più bella.
TUTTI come NESSUNO (AMARE)Ciò che amo, il Produttore di cose inutili:
La Grazia Estrema che Emanava fu il Mio Tormento, mi Rese Evitabilmente Succube.
Deligere oportet quem velis diligere (Bisogna scegliere chi si vuole amare) – Cicerone
E' MEGLIO SCEGLIERE
Mi hanno scritto che sono dura, cruda, aspra e rozza!
I miei occhioni si sono inondati di lacrime e con voce rotta ho detto: ecchiss..., ora capisco un sacco di cose importanti! Una è che la mia scrittura non è risciacquatura, non è prosa sotto celofan, non è un informe brogliaccio se si smuovono in tanti! E la seconda che io siringo o sprango, insomma arrivo all'altezza massima e poi, giù, a peso morto.
E' vero, non so fare il burattino attaccato al filo, non so fare pulcinella, ma nonostante io sia la portaverbi senza paura e senza troppe macchie, credimi amico, mi si compra in due modi, oltre che con il gorgonzola, con la gentilezza o, se non la conosci, anche con una brusca sincerità.
Se invece hai l'idea strampa quanto lata di manipolarmi, di divorarmi, di castrami, to', ti dico persino questo, di dilettarti dei miei dolori, ingozzartene, magari tra sottili risate e dissimulati, insopprimibili ghigni, lascio passare il mio brutto presente con la calma di un capo, e poi, quando è il momento, arriva la grande liquidazione di fine stagione, attacco la giugolare: dall'istinto di conversazone, passo all'istinto di conservazione.
Tutti noi abbiamo un mitra tra le braccia come un bambino addormentato, il mio è a forma di penna.
Sul fatto che qualcuno mi sia meravigliosamente antipatico, me ne accorgo subito e subito mi e lo tutelo: mantengo una rigorosa distanza fisica. Non c'è altro da fare, fratelli, sorelle e nonni.
L'occhio gelido è nocivo da matti, camerati. E' un martirio stare tra chi non si prende. Puoi ben dirti: mia buona Samuela quello che detesti negli altri è ciò che non perdoni di te, ma meglio mettere distanza, appena si può, sì, è la più rapida e indolore soluzione. A parte in clausura, c'è sempre lo spazio per spostarsi più in là: nessuno è costretto a con-vivere anche solo per un minuto con chiunque oggi com'oggi. L'universalità è indifferenza. Solo negli affari e nel marketing non c'è aleatorietà, né sentimento: siamo moneta di scambio, io per esempio valgo più di una badante moldava e meno del direttore della Scala, valgo come un veterinario di campagna, come tre o quattro infermieri e una carrettata di passanti anonimi. Mi scrivono perché vogliono mettere la pubblicità sul blog, non è per simpatia, ma per il numero di contatti che ho, finché sono utile esisto negli affari. Nella vita invece siamo solo un'ammucchiata di emozioni in fondo a qualche cuore. Ma, ripeto, l'amore è selettivo. Le madri, per esempio, amano i figli in maniera disuguale. Quelle in uno stato di alto degrado arrivano addirittura a curare solo un figlio a discapito degli altri. Mi hanno detto che Madre Teresa di Calcutta guardava tutti e non vedeva nessuno, forse solo lei aveva imparato ad amare universalmente, distribuendo equamente, anonimamente un bene che negli umani vuole sempre un nome sopra. Anche Gesù aveva i suoi discepoli. E' apparso come un grande lampadario che piomba sul popolo. Fin qui anche il papa è d'accordo. Ma se mi inoltro nel ragionamento le nostre idee si scosteranno come due sciatori d'acqua non più paralleli.
Anni di educazione religiosa mi tolgono lucidità e so che non bisogna mai innestare un fon per capelli nella stessa presa di un polmone d'acciaio, ma perché non dire ciò che si pensa? Peggio ancora: perché scrivere del nulla? Viviamo quattro giorni e ci facciamo moine? Non aspetto la vostra risposta perché venerdì devo andare dal dentista. C'è gente che scrive come parla mia nonna. Non tocca mai i centri vitali del ragionamento, solo ovvietà. Pedalano nella gabbia dello scoiattolo. Un organetto di barberia. Man mano che leggi certi saggi e certe riviste nasce la speranza di trovare qualcosa, ma rimani deluso. Insisti. Nulla. Ri-insisti. Ri-nulla! Io no, io scrivo non tanto per scrivere, non faccio niente per niente, non cammino se non devo andare da nessuna parte. Leggo su Gesù trattati sagaci come il ruolo delle auto al tempo dei faraoni, utili come le vite dei santi, nipote!
Gesù ha scelto chi amare. Male, ma ha scelto. Bisogna essere obiettivi, chiamare il gatto gatto: gli apostoli erano lenti e guasti, pesanti, pelle grassa, con la loro barchetta fuori, la moglie modestamente laccata, figli smorti. In parte ad un Immenso disperarono e tremarono di paura come un retrovisore di una moto su una strada piena di buche. Forse la sua morte fu un sollievo.
"Signora Maria, siamo affranti. La ripercussione che questo dramma ha avuto sul popolo di Israele... la Sua memoria perennerà... l'associazione che fonderemo... saremo feroci membri sostenitori...”
Una donna forte, un dolore di buon gusto, dignitoso, in questa signora! Nella sua casetta con la facciata bianca, persiane verdi, finestre adorne di graziose tendine, c'era già uno stock di scuro: le donne ordinate e previdenti, oltre alla marmellata e alle lenzuola appillate con la naftalina, le mele renette ad essicare nella credenza, hanno anche gli abiti neri in caso di disgrazia. La morte poteva suonare alla sua porta e lei era pronta. A Maria non faceva paura, c'è sfuggita per un pelo: una donna incinta senza un uomo era un oggetto di sassate ai tempi. Se non fosse apparso Giuseppe, era morta. Era pronta per essere martire e la madre di un martire.
Schiacciarono, poi, il tubetto dei ricordi per spremerne il sugo: ritrovare quella frase... forse una sola parola che si pianta nel cervello come un pelo di carciofo tra i denti, ripetere minuziosamente..., rivivere la scena, tutto..., ritrovare ogni parola del colloquio, i detentori sono i gerenti del ricordo, conservatori di parole, sbavagliatori dalla morte.
A costo di farmi venire il tunnel carpale voglio farvi capire che esperienza è vivere con un SANTO. Io, in fondo, non cerco di aprire una salumeria, ma scrivere, è il mio crudele mestiere. E c'è in questo anche la sua fatica fisica, credetemi! Ho rispetto per chi fatica. Quando penso che c'è chi brontola vedendo gli stradini appoggiati al manico della pala, bè, mi viene da dire vai tu ad asfaltarla l'Italia invece di essere toilettato come un barboncino!
Intanto un santo avrà un odore, l'odore è il senso più profondo, meno razionale, poi si piomba in una morbidezza viscida, fluidificante, una massa mobile, che ondeggia e freme, si vive in una piscina di esperienze fluide, si cola a picco. Le parole come pesciolini nelle braghe, nelle orecchie, nel naso. Quando si è con un essere carismatico non si riposa e non si respira, si respira e ci si riposa solo quando non c'è più. Se tu non chiami questa situazione straordinaria, amico, vuol dire che sei proprio il fesso annunciato dai profeti.
Ma perché il Budda e Maometto non sono saltati in aria come lui?
Non era nel gotha della città e il successo tra i semplici e i mediocri è più facile, ma più fragile, essi, infatti, non riescono a capire il valore profondo di un uomo e cambiano idea facilmente.
Nel mio piccolo, quando vincevo qualche premio in un paesino del mantovano mi si faceva festa con il sindaco in testa con la fascia sulla pancia, apparivo, perfino, sul giornale per giorni e mesi e ancora si ricordano di me. Vedevo la mia foto spaesata che mi avevano fatto da qualche parte. Se fossi stata dove sono ora, più di un trafilino non mi guadagnavo.
Certe volte bisogna scegliere nella vita: primi tra i semplici o penultimi tra i complicati. Io non ho dubbi. Mi sposto sempre verso l'alto.
Gesù era un genio, capiva la verità. Alla fine ebbe paura. Chiese aiuto. Gli altri, come è stato per tutto il resto, non capirono. Lui si era preparato ad esserci in società, ma i collaboratori lo hanno sganciato da solo nel ribollìo, non aveva neanche la boa di salvataggio, era solo in un grande bicchiere con la compressa effervescente: la religione in fondo è la parte gassosa della civiltà, il suo champagne.
Intanto c'era chi, come a pesca, aveva posato una lenza di fondo. Ci vuole tempo, che la preda lavori per te. Hanno fatto la regia di un omicidio e il Traditore ha fatto solo il suo mestiere, come un omino che dopo averti venduto la tivù, viene a casa tua ad installartela.
Quando è ancora caldo il corpo cercano poi sempre di lanciare la leggenda, ma bisogna avere i numeri anche lì, il rapido oblio compie la sua triste opera di livellamento se non ci si sbriga. Certo che se non ci fossero i seguaci avremmo vie con i numeri come a Nuova Yorka.
Quante volte ho visto dei Grandi circondati da sciocchi? Ho letto libri stupendi, ho raggiunto i sopravvissuti e ho trovato spesso fastidiosi emulatori attaccati al peculo. Perché l'amore sceglie senza un criterio sia nel bene, sia, e mi perdonino coloro che non entreranno mai nelle mie grazie, nel male.
ANIMA ADDOMESTICATA
Certe volte vengono al mondo bambini fieri e sconvolti, piccole belve ringhianti, come appena venuti dall'inferno: un unico nervo teso e fisso sbuca dagli occhi come biglie umide. Bambini torvi e sinistri dalle anime magre di lupi, che di paura snerva chi li culla. Nel vederli vagare, gli occhi feroci, ci si domanda come abbiano potuto uscire così agitati da quell'abisso d'oro: dove hanno conosciuto la rabbia, l'odio e le risate spietate? Io ero una bambina di questi, una bambina nera. Crescendo aumentava sempre di più il volume dei morsi contro i grandi bianchi. Trapassavo sempre dall'illusione alla delusione senza preavvisi a nessuno, ma con rabbie da regina. Amavo l'estremo fino ad essere stremata nella guerra feroce delle figurine. Andai anche a scuola, ubriaca di crudeltà, come una squilibrata equilibrista. Ma c'era un segreto: questi piccoli guerrafondai dalle vene nere, dalle urla di tuono, hanno il sangue di latte: non è vero che non stanno mai fermi, come 'les oiseaux se cachent pour mourir' loro si nascono a piangere ed a leggere: non si fanno mai trovare da sguardi ironici, soddisfatti o solo compiaciuti. E così brutta e cattiva com'ero, la notte tiravo fuori i miei libri, che sapevano sempre come andava a finire, che non hanno occhi, organi giudicanti, ma solo una bocca, l'organo più generoso. "Vorrei che tu te ne andassi via da noi!", era la madre del brutto anatroccolo. Il terrore mi soffiava latrati tremendi: come ha potuto l'anatra buttare via la sua creatura? E' così facile perdere una madre? E il padre dov'era? Sarà stato senz'altro lui a lanciare l'idea, è successo anche a Pollicino ed anche ad Hansel e Gretel, sempre il padre o la comunità! E la madre che si adegua, la madre deve scegliere certe volte tra il marito ed un figlio. Non avevo pensieri, avevo immagini. Solo belle fotografie a colori in cui io, acciambellata ai piedi di mia madre, chiedevo di poter stare aggrappata. Ma chi ha riguardo per una ladra? Fu allora che per la prima volta guardai com'era una madre. La mia era futile, rimbombavano sempre i suoi baci sugli occhi, si muoveva piano, ma con una purezza da dea, rideva molto: di me. Ma io ero stata colpita in pieno petto da un colpo di revolver: la paura di perdere qualcuno. Di colpo divenni buona, come una piccola fata. Finchè divenni adulta e non tanto adultera, ma senz'altro coltivai la tenera pazienza per quando serve, la gioiosa dolcezza nei momenti più delicati ed un casto perdono verso il genere umano. Eppure se si sollevasse la pelle del mio cuore, sotto si troverebbe la nostalgia di essere stata amata anche da mostro, anche come un bieco cucciolo di lupo mannaro. Ancora adesso all'improvviso m'assalta la voglia di essere selvatica e selvaggia e ciò mi tenta come chi ha smesso di fumare da poco. Scagliarsi contro il tuo soggettivo ingiusto, così oggettivamente giusto, correre fino ai talloni sanguinolenti e poi scandalizzare, liberando dalla catena il cane che dice di no: no!, no!, no grazie!, e Dio che bello raccontare una grossa panzana! Così per vedere che effetto fa. Mi concentro sul tajeur e tormento gli ori al dito: è un travestimento.
GREGGI UMANI 2
Ve l'ho detto, non mi interesso di problemi sociali, si aprono dibattiti troppo astratti, la politica è per me un parlare a vuoto, tutti mi sembrano come i presidenti della repubblica a fine anno o, se preferite, come il papa tutti i giorni: tutti a pesca di cozze con una lunga canna. Mi porto dietro tutti i difetti del mondo, in più, se permettete, una qualità: sono concreta. (Più concreta che pratica.*) Ma oggi sul giornale ho appoggiato il mio sguardo scintillante di una rara forma d'intelligenza e ho trovato ancora, ancora, ancora l'enorme notizia della pandemia. Forse in Russia è morto uno di questa nuova influenza, forse no, dipende: il Governo dice no, la Sanità dice sì. Ho lasciato ricadere i miei sei chili di testa sul giornale. Ma ci prenderanno in giro, topolini?
Se dietro l'influenza dei polli c'era un grande gallo, non sarà che dietro l'influenza suina ci sia un grande porco? Napoléon e/o Palla di Neve, un oratore e/o un organizzatore come nella Fattoria di Orwell? Ci sono un miliardo di giovani al mondo e si dividono in due tipologie: quelli che hanno dilatato la testicolaria e quelli che hanno dilatato la testoneria, elefantiasi che fanno un po' di confuso e triste disordine. Ho una formidabile repulsione per entrambi, gli uni troppo materiali, gli altri troppo teorici, sia chi ha un apparecchio genitale da lunga gittata, quelli, cioè che si soppesano a due mani come fossero pescatori fortunati, giusto per il gusto e secondo i gusti di una balena o un ippopotamo e sia per i testoloni che hanno una lavatrice sul collo, che ponderano superbamente sul sesso degli angeli. Naturalmente il vero mostro sono io, dato che gioca a mio sfavore la legge dei numeri. La carovana del bestiame umano cammina come un sinistro gregge, (bella frase, vero? Altro che gigante! Sono un'obesa della letteratura!), e l'unica che fa mostra di sangue freddo in questa marmellata di passivo pessimismo è la vostra tipa, Signori! All'altezza delle sue pubbliche manifestazioni di trionfi e glorie, solennemente sontuose, sontuosamente solenni nella pompa di uno sfarzoso sfoggio di boria, ma lucida da far venire una colica ad un computer, lei, sapete cosa? Pensa. Non siete abbonati a Focus-storia, cari Signori? Male. Capireste che tutti noi camminiamo sempre per corridoi che si incrociano con altri corridoi, come gli affluenti che si gettano nel Po. Il Po, si sa, nasce nel Monviso, dove passa tutta la sua infanzia, poi finisce fino all'ultima goccia in un mare sordido di qualunquismo, come direbbe l'omino della Crusca, che, se scrivo io una onomatopeica come “ahi”, pronuncio una sola sillaba concentrata, lui la annacquerebbe in undici: “aaaaaaaahiiiiiiii” (tra l'altro leggo critiche letterarie, come quello della Bellonci, traballanti come ubriaconi all'alba, su autori compiti ed eleganti che solo le nubili leggerebbero, nessuno della critica letteraria apprezza chi scrive forte e fiero, nessuno di loro salverebbe per esempio una Nothomb). Ma non voglio divagare, che ho lettori sul fuoco. Penso, dicevo, penso che abbiamo tutto lo scibile con internet, sappiamo tutto di tutto e di tutti! Ma i pochi signori che comandano non devono far nulla per fermarci, perché sanno che noi non faremo nulla. Un miliardo di giovani non fanno nulla, un miliardo di pecore orweliane, è la generazione invisibile, la generazione rassegnata, che subisce, spenta, smagnetizzata. Ci sorvegliano come una mamma, ci vedono come io vedo te e anche un po' meglio, tutto quello che scrivete su facebook è letto e visto, ogni spostamento è monitorizzato. Non solo, sanno anche cosa farete, nei minimi particolari: sanno che entrerete in un autogrill, che dopo la pipì, prenderete un panino con la cotoletta e una birra, che poi uscirete e prenderete una multa dal tutor e farete la spesa di 96 euro con il bancomat. Shakespeare diceva che ci sono cose tra cielo e terra che noi neppure immaginiamo, io so cos'è: il grande master che vi porta al guinzaglio, cagnolini. Quando accendi la televisione, essa si stappa e dal buco esce un gas velenoso. Se dipendesse da me quando una nonna accende la tivù, uscirebbe un urlo: “Rientra nelle tue stanze, allarme gas!” Buttategli anche sopra la vostra giacca per sicurezza! Dio quanti quiz!, tra cartiigieniche e colla per dentiere! Quando è morto quell'omino con l'incotonatura che mi insegue dall'infanzia, era come quando è morto papa Wojtyla, stessa emozione per il pubblico in sala/a casa, un ritrovo di rospi sul quale è passato un rullo compressore, è lo stesso per molti far santo Mike o dare il premio alla carriera a Carol, credetemi! Ma voi mi domanderete, allora che fare? La risposta viene immediatamente, amico. Ricordi quanto dura un secondo? Ecco all'interno di un secondo ti dirò qualcosa di concreto, e sarà così facile, semplie e davvero concreto che se parlassi tu non aggiungeresti nulla al mio intemerato in-tendere, che, in-tensione, volge verso un'in-tenzionalità o, se preferite, perfettamente in-tento a raggiungere un in-tenso termine. Basta pensare per essere serviti, in questa casa. La più concreta cosa che si possa fare è, primo, leggere “La fattoria degli animali” di George con occhi ironici e cinici, perché, davvero amici, ci siamo dentro tutti. E poi spegnere la tivù e uscire a parlare con la gente. Se non avete nessuno al mondo con cui parlare, venite da me. GREGGI UMANI
CORSO di ENNEAGRAMMA
La mappa della personalità Antico strumento per la conoscenza di se stessi e degli altri. Un utile ed efficace mappa per conoscere le zone d'ombra e le potenzialità delle varie personalità. “ I nostri punti deboli possono diventare i nostri punti forti”
CONTENUTI:
ORARIO: Giovedì 8 – 15 – 22 – 29 ottobre dalle ore 20,45 alle ore 23,00
ANIMATORE:
ISCRIZIONE: Biblioteca di Colombare di Sirmione -BS- via Alfieri ( vicino ai carabinieri) tel. 030-9909174 COSTO: 50 euro iscrizione-materiale didattico.
scritto da: samuelasalvotti alle ore 01:39 | link | commenti (6)
categorie: shakespeare, nothomb, george orwell, autogrill, la fattoria degli animali, gon , facebook, mike buongiorno, pubblico in sala, bellonci me ne vo'DI-MISSIONI
“Voi lo sapete, amici, ed io lo so. Anche i versi somigliano alle bolle di sapone; una sale e un'altra no.” Saba
Cercherò di capire, quindi, coloro che nella mia vita mi hanno perseguitato, quasi sempre al vedermi, nei primi cinque secondi di presentazione: erano sicuri che io peccassi più di tutti, forse perché sorrido, barra rido, barra derido. I signori seri si uniscono tra loro e cercano di buttare fuori corpi diversi. Esempi ce ne sono tanti. Volete che vi parli di Mary Poppins, di Lutero, di Bagnasco, di Gandhi...?
Quando stavano distribuendo la Pietas, questi signori erano barricati nei cessi, evidentemente, per mancarne tanto e talmente.
Uno di questi, e scelgo la strada più difficile, è Gandhi, la “grande anima”, colui che ha piegato il mondo senza far spargere una goccia di sangue. Bravo, bene, bello!
Certo con lui non sono morti milioni di indiani, certo!, ma, ditemi, dov'è il dialogo, dov'è la maturità in un uomo che 'tiene il broncio'? Avete presente quei bambini che incrociano le braccia e non vogliono mangiare la pappa se i grandi non obbediscono? Ecco! Ditemi, dov'è la crescita?
E' violenza, ragazzi, una banalissima violenza, quando uno impone la sua volontà senza dialogo, facendo un ricatto, si chiama violenza. Sono l'unica a dirlo, ma per me egli non era il padre della non violenza, ma il padre di una nuova violenza.
Soffriva e faceva soffrire. Il mio esatto opposto: davanti al dolore nonostante il freno a mano, scivolo indietro, taglio tutte le corde e mi dico, succinta, ciò che segue: azionare le manovre di recupero di me stessa! Dal mio posto posso vederlo, come tu vedi questo monitor, ma non ci entro.
Ci sono esseri che fin da bambini hanno avuto un addestramento psicologico di prim'ordine, sono atti a sopportare ogni dolore, puoi smontargli i denti a martellate, castrarli, leggergli Bevilacqua, essi sono attrezzati alle peggiori sofferenze, alle più atroci torture della vita, i superstoici, come se la loro carne non esistesse.
Gandhi imponeva a se stesso, alla moglie e ai figli di pulire i gabinetti dei lebbrosi. Suo figlio, quello grande, ha guardato suo padre, così compiaciuto del dolore, così sgradevole, così magro, così autopunitivo, così autoflagellante, senza una goccia di sorriso, di pietà per sé e per gli altri e ha cambiato religione, è diventato musulmano.
Ora leggete come la gente è cattiva: si sono incontrati dopo vent'anni, il padre non lo salutò, non lo volle vedere, non lo volle mai più vedere e non lo perdonò mai: l'aveva ripudiato, l'odio era troppo immenso e assolutamente irreversibile.
Io non riesco a frequentare i magrissimi, perché se uno è troppo magro è per tre ragioni, o è ammalato, e molto grave, o non ama mangiare, che è peggio, e, terzo, è magro chi si corrode con pensieri di perfezione: ha un solo ideale di vita e vuole piegare se stesso e il mondo a questo ideale, se non ci riesce, e non ci riuscirà, si corroderà dentro di ira. Un'ira repressa, notate bene, perché nel loro ideale non esiste la rabbia, quella sana, verbale, potente e liberante.
Ragazzi, non sposate mai quelle troppo magre, quelle che hanno già le rughe a vent'anni, quelle vitree, lividi e verdi.
Ragazzi, passerete la vita a far la pipì seduti sul water, entrare in casa sarà superare una linea ad alta tensione che ciondola a terra, si sbarazzeranno tutti gli appetiti sbarazzini, non ti ricorderai più com'è una risata di pancia e inizierai a dire bugie per tranquillizzare il mostro interno di una moglie perfezionista.
Quando entro in certe case di Austere è come entrare in una vecchia balera, come in un film di René Clair, il film più triste che abbia mai visto. Finisce con due vecchie signore che ballano assieme, signore “captive” con cui non riusciresti neanche ad essere cortese. Sono nella paraletteratura.
E' un'arte calibrare la rabbia, è come se i nostri babbi ci avessero regalato un coltello elvetico da mettere in funzione nei casi difficili. Alcuni sono a lama unica, alcuni bilama, trilama, fino all'enorme degli enormi, di cento lame, uno che potrebbe fare da una laparatomia a rifare una seconda Tour Eiffel, sostituisce un'officina meccanica. Loro hanno quello, io, invece, ho quello variegato, quello che ha il decapsulatore, le forbici, la lima, il punteruolo... l'essenziale per la difesa e i piaceri, via!
Lo uso con dolcezza sul lavoro: le persone sono viti da svitare, ci sono le docili e le indocili, le docili cedono cortesemente a una leggera pressione ed eccole a me ben dritte, simili e minuscole ballerine, le altre occorre più forza. Ma tutte vengone meco.
Con una testa che lavora la vita diventa piana, coerente, semplice, tutti ti si adattano. Con le idee confuse la vita diventa difficile, fratelloni.
Abbiamo un bel litaurgicare* (* abbiamo chiesto il significato del neologismo litargicare e/o liturgicare, impiegato in maniera, secondo noi, anarchica in questo articolo. Samuela ci ha detto che dovevamo andarci a far un bel bagno. Abbiamo seguito il suo consiglio. L'editore e il traduttore
Un altro esempio, è Peppino1° Englaro. Questo forsennato, questo epuratore di disabili sta castigando con i suoi avvocati chi, come me, non era d'accordo.
Ma anche un don Bosco, che nel suo ultimo giorno di vita, ringraziò Dio per non avergli mai fatto perdere una messa e per non avergli fatto “conoscere” una donna.
Voi sapete che conservo su di me, in permanenza, la dolcezza, verso tutti, dalle prostiputtane, agli scherzatori col fuoco, ma il danno che subisco con i Severisti mi fa perdere la pacenza.
Prenderei sotto la mia tutela questi tetri, gotici, stoici eroi e farei a loro un discorso sobrio, ma massiccio: “Signori, sono la vostra nuova comandate. Intendo essere obbedita al millesimo di secondo. Vi garantisco che alla fine del viaggio con me scoprirete la cum-passione, la pietas, la misere-cordia e similari” e li porterei a ridere come bambini stupidini, mangiare come porcellotti e a peccare di buoni peccati innocui.
scritto da: samuelasalvotti alle ore 09:11 | link | commenti (21)
categorie: gandhi, ira , pietas, martin lutero, bagnasco, peppino englaro ESPIO COLPE ALTRUIChiedo scusa da qui ai lettori del giornale il L'AGO, l'articolo in cui appare la mia firma è stato modificato senza la mia approvazione dalla compulsiva e incontinente direttrice, che probabilmente 'deve salvare' il mondo dagli infedeli e dagli incontrollabili e ha deciso di inominciare da me. Chiedo scusa per la parola DONARE. E' una vergogna, lo so. 'Donare' è falso, cattopauperista, bambolesco e senza nervo. Ma credetemi, potete leggere tutti i miei romanzi, articoli in qualsiasi giornale e potete far scorrere tutto il mio sterminato blog, ma la parola 'donare' non l'ho mai usata, mai!, mai una volta in vita mia! Neanche verbalmente. Offro a chi mi trova il verbo donare in un testo di mio pugno, mille euro! Mi vergogno d'aver firmato un articolo in cui c'è questo verbo. Temo di non poter sopravvivere giornalisticamente su questa rivista, non tanto per la censure e le manipolazioni, ma per questa insopportabile, smielata, rivoltante espressione.
Gentile Samuela, riprendo un tuo oggetto - di una tua vecchia email - per chiarire una questione che mi sta un po' infastidendo. Ti pregherei di porre fine alla sceggiata che stai portando avanti sul tuo blog (io non avevo avuto tempo né voglia per leggerlo, ma da più fonti mi hanno segnalato la cosa e sinceramente mi è toccato andare a vederlo per rendermi conto di cosa stavi 'dicendo' in giro sul mio conto), per il semplice fatto che stai infangando la rivista in generale e me in particolare, visto che sono la diretta interessata di varie accuse. Non trovo giusto né maturo questo tuo atteggiamento. Non c'è verità in quanto sostieni. Non ho mai stravolto i tuoi articoli, e ti ho sempre chiesto, prima di togliere delle battute (per motivi di spazio) di rivederli direttamente tu. Certo che, se tu mi inviavi i pezzi da pubblicare tramite terzi, difficile era poter comunicare con te e chiederti di intervenire come avviene con gli altri. Con gli altri collaboratori questi problemi non si sono mai presentati. Chissà perché?! Il verbo donare, che tu tanto denigri è stato usato solo per evitare una ripetizione - senza fini manipolatori né secondari - e in fase di correzione bozze, se proprio ti 'schifava' tanto (visto che la bozza l'hai avuta sottomano grazie a Luisa che ci aiuta in questa fase, almeno tre giorni prima che andasse in stampa) me lo potevi dire. Comunicare è la chiave di tutto e io ho sempre risposto a email e telefonate di tutti, senza problemi. Bastava una mail! O un colpo di telefono, dunque, da parte tua... senza poi alzare un polverone, settimane dopo! Non ho modificato tuoi articoli, se non per correggere la punteggiatura, e togliere imprecazioni contarie al buongusto. Non credo serva questo ai nostri lettori, sinceramente. E Dante lo lascerei fuori... perché sono altri livelli, permettimi. Io sono una giornalista e le redazioni con cui lavoro hanno sostituito ancora miei aggettivi o verbi, se indatti, senza chiedermelo ma semplicemente in buona fede. Non mi sembra un dramma: c'è sempre chi ha un po' più di esperienza. Anche con i titoli dei giornali accade. Non mi sembrano questioni da denuncia, però. Direi che, per il lavoro volontario che facciamo tutti noi, come associazione e redazione, io abbia dedicato fin troppo tempo a questi aspetti e al dialogo con ogni interessato. Mi dispiace che tu stia facendo di tale cosa uno strumento o un pretesto per trovare argomenti di cui scrivere nel tuo "interminabile" blog. Ti chiedo pertanto di porre fine alle accuse gratuite e assai fastidiose che continui a lanciarmi perché non so, a dire la verità, se qualcuno facesse la stessa cosa con te, se tu avresti tanta pazienza! In alternativa mi vedrò costretta a segnalare la cosa a chi di dovere... visto che mi stai offendendo deliberatamente e senza reale motivazione. E spero che la questione si possa risolvere quanto prima. Se desideri tornare a scrivere per noi, di problemi non ce ne sono. Io non ho mai giudicato nessuno, te lo assicuro. Siamo persone adulte, entrambe, e non credo che ci sia bisogno di insultare gli altri per far sentire la propria voce e difendere il proprio territorio. Ognuno ha il suo spazio e io non stravolgo i testi di nessuno. Ci mancherebbe! Se la consecutio temporum è errata e suona come un errore in italiano, allora chiunque la "aggiusterebbe". Se ti va di parlarne, io sono sempre disponibile. ma le accuse alle spalle, perlopiù in rete e condivise con persone che non conoscono i fatti reali, le trovo assolutamente adolescenziali e prive di senso. Imparziali. Buona giornata e grazie.
Cara Francesca, qui sei a casa mia. Sei la benvenuta. Ma sei a casa mia. Qui io scrivo quello che voglio. Ti ho mille volte scritto: rispetta, ti prego, chi è diverso da te. Ma l'ultima volta mi hai sguinzagliato il tuo "adepto" ( si ironizza un po', non prendertela!). Ti stimo perchè sei una persona, ma grazie, non ti permetto più di alterarmi l'umore.
Post scriptum: un 'ultima cosa: io non ho detto mai che il mio blog è "interminabile", io ho detto che è "sterminato", è un parola che hai cambiato nel citarmi, d'altronde è un diario e si scrive man mano. Il primo aggettivo ha una valenza negativa, il secondo valuta solo la lunghezza. E' come il tuo debole "donare per dare" e "donare per donare". Se il signor Nietzsche, proprio colui che tu censuri sempre, avesse usato il verbo "donare" non avrebbe avuto lo stesso effetto nel suo passo: "infinitamente ricca, la gioia dà, getta via..." , dài, ammettilo, non è lo stesso!
Per una che lavora con le parole questo pressapochismo è grave. Ma ogni parola che scrivi deve "andare" nella direzione che vuoi tu.
Dire "in campagna c'è un'etica durissima: si uccidono stretti conoscenti come una capra che si è allevata", ecco, sostituire "c'era", è diverso: io vado per le campagne tutti i giorni e ho visto una bambina soffrire perchè i suoi genitori hanno cucinato il gatto che lei amava, non mangerà più carne. Usare il presente è una denuncia, l'imperfetto è sdolcinato.
Tu non sai, forse, che in campagna manca l'etica, spesso. Buttano talmente tanti veleni che per chilometri e chilometri non incontri un animale, un piccolo topo, una rana, non c'è un fiore, nemmeno più i papaveri che erano i più resistenti. Tutto è morto, se non il loro seminato, che è poi un grosso portafoglio.
Ultimamente invece saettono dei topi giganti, mentre viaggio in auto. Topi grossi e pelosi, orrendi, possono venirti addosso alla macchina come una bomba. E sai perchè? Un'azienda di Canneto sull'Olio li ha allevati pensando di far passare la loro pelliccia per "castorino" e poi liberati perchè non c'era l'affare, ora in quei posti così pieni di fossi, si riproducono veloci. Il 90 per cento è portatrice di leptospirosi. Sembra un racconto di Buzzati, vero?
Ecco questo è quello che pensavo quando ho scritto che in campagna C'E' un'etica durissima. C'è, credimi, c'è! E quando mi hai messo l'imperfetto mi hai fatto sospirare di tristezza.
Potrei continuare con mille esempi. Il fatto è che una brava direttrice non si deve permettere di mettere le mani su un pezzo del suo redattore senza chiederglielo. Se non lo stima, piuttosto lo mandi via.
Io me ne sono andata dalla rivista. Tutto quello che ho fatto, poi, sono le venti righe sopra, tra il faceto e la tristezza. Ri-chiudo qui. Ma non so se tu ci riuscirai a chiudere questa faccenda.
P. P.S.:
non so il perché ma splinder mi cambia carattere e colore.
scritto da: samuelasalvotti alle ore 11:42 | link | commenti (15)
categorie: , censura, intolleranza, coatti, cattopauperisti, fondamentlismo CAVE CANEMAttenti al cane!
"O con ragione, o senza ragione, o contro di essa, io non voglio morire. E quando infine morirò, se morirò definitivamente, non mi sarò lasciato morire, ma mi avrà ucciso il destino umano. A meno che non giunga a perdere la testa, o più che la testa il cuore, io non mi dimetto dalla vita; da essa mi si dovrà destituire" (M. De Unamuno, Del sentimento tragico della vita)
Nessuno ha avuto una fiducia così totale in me come un bambino o un cane, sono l'allegra rappresentazione dell'istinto puro, rappresentazione che ci fa da specchio: per capire che umore avevo bastava guardarli. Il mio cane, spesso, mi ha fatto accorgere che soffrivo troppo.
Non sono un'animalista, non ho la passione per gli animali, no, ma per i cani e quelli di taglia grossa, quelli piccoli sono troppo dipendenti, hanno spesso un'ansiogena paura dell'abbandono. Nessuno, credo, mi ha dato l'amore incondizionato come un cane, potevano morire per me, lo so.
Mi hanno anche insegnato a capire la ferocia dell'uomo che uccide, che non è della donna, che è una sola, tutte le paci, invece, sono diverse. Li ho visti squarciare topi e talpe, esaltati, euforici, onnipotenti.
Sono stata un'aiutante d'una amica che aveva come clienti i cani i cui padroni arrivavano per sopprimerli. In campagna c'è un'etica durissima: si uccidono stretti conoscenti come una capra che si è allevata e anche i cani, quando hanno il cimurro o arti spezzati, ma anche quando sono vecchi o denutriti.
I cani sentono sempre quando stanno per morire, se sono liberi, se ne vanno, come i passeri (“pourquoi les oiseaux se cachent pour mourir?”), se li si porta al macello sanno che stanno entrando in un buco senza ritorno: appiattiscono le orecchie, abbassano la coda, s'impuntano e devono essere trascinati, spinti o presi in braccio come agnelli. Ma i peggiori sono quelli che leccano disperatamente la mano, offrono la loro amicizia, con disonore.
La morte dei miei cani è stato un dolore grande, ma non un dolore così grande da non poterlo vedere. Un Dolore con tutte le sue sfumature: vergogna, profanazione, sacrilegio, degradazione, quello che Hegel definiva “la infinita sofferenza del negativo”.
Il più bel saggio che ho letto sulla morte è quello di Messori, un uomo seducente e brillante nella scrittura, poi lo vedi in televisione e scopri che è severo, passatista e soprattutto arrabbiato perché gli uomini non pensano alla morte come lui e come fece Pascal con la sua scommessa. Dice sconsolato che era meglio un tempo. Davvero Vittorio? Eppure non c'è più la pena di morte, non si perseguita nessuno per la sua razza o la sua religione, si danno cure mediche a tutti, pensioni ai vecchi, chi vuole amarsi si ama e chi vuol separarsi si separa e si cerca di non far soffrire nessuno, nemmeno gli animali. Chissà che uomo vede, l’animale politico di Aristotele, il contraente sociale di Rousseau o l’homo oeconomicus.
Io invece intuisco che tutto è necessario, che ogni idea, gesto o sentimento ha la sua necessità d'esistere, che non c'è mai stato un errore, ma cupa esperienza. Quando Giovanni, nell'Apocalisse 22,13, fa dire al suo Cristo: "Io sono il Primo e l'Ultimo, l'Alfa e l'Omega, l'Inizio e la Fine, l'Origine e il Punto d'arrivo", doveva in qualche modo aver capito che esiste una sorta di "finalismo", di conclusione intelligente, una necessità di ogni cosa, che nulla è stato invano, nulla è un di più e nulla, in fondo, è mancato.
Quando è venuta l'ora fredda e umida in cui è morta da tutte le parti Diletta, una boxerina fulva che aveva come unico scopo amarmi, la mia mente ha continuato per giorni e giorni a proporre ricordi: quella volta che abbaiava ad un ombrello aperto, quando guardava con un'orecchia più pesante, o quando si fermava con una zampa alzata. Nel lutto si fa un'operazione di regia, un'operazione creativa e arriva sempre Dio, il creatore, perché solo vestito di dolore lo riconosciamo. Alla fine, però, sotto sotto, se si guarda bene, se si sta attenti, c'è la gioia, sempre.
"Perché la gioia vuole esistenza eterna per tutte le cose: vuole il miele, la feccia del vino, la mezzanotte, la tomba, la consolazione delle lacrime presso la tomba, il rosso dorato della sera. Cos'è che non vuole la gioia! La gioia è più assetata, più vigorosa , più affamata, più terribile, più estrema di ogni dolore... la gioia vuole l'amore, l'odio; infinitamente ricca, la gioia dà, getta via, implora perché qualcuno prenda, ringrazia chi prende, vorrebbe essere odiata! Tanto è ricca la gioia che è assetata di dolore, dell'inferno, dell'odio, della vergogna, dello storpio, del mondo! Oh la gioia lo conosce bene! Perché la gioia vuole se stessa; perciò vuole l'agonia del cuore. Oh, felicità! Oh dolore! Oh spezzati, cuore”. Nietzsche*
samuelasalvotti.splinder.com * La creazioneè la gioia più profonda, dice Nietzsche, è la sorgente della volontà di potenza dell'uomo. La parola che lui usa "ewigkeit" è tradotta "eternità", ma dovrebbe essere tradotta "per semprità": è la capacità di respingere il passato e di ignorare il futuro, entrambi irrealtà, e di vivere il presente.
scritto da: samuelasalvotti alle ore 15:48 | link | commenti (29)
categorie: , attenzione, giovanni, cane, vittorio, messori VENITE ADOREMUS
VENITE ADOREMUS ANZI sono la prima in google se digiti il mio nome sono in pulp position la prima ( “ vengo a parlare.. come un fiume di tigri sepolte..”*) *neruda
SPIETATA anzi peggio FEROCE: non capisco perché se sospettassi di essere straordinariamente senza farei l'unica cosa che mi bypassasse la mia persona, che mi stornerebbe dal fare scelte, che mi terrebbe al sicuro e al caldo senza rischi: darei tutto me stesso, mi annullerei, diventerei un superbo secondo, un abbagliante esecutore, un perfetto factotum. la storia è piena di mogli, preti e cavalier serventi. è difficile che sia amore, ma l'adorazione è un buon surrogato.
cos'è l'amore? la definizione di amore più concreta che sono riuscita a
fARE*, anche il pensare è un fare.
l'amore presuppone un rapporto di parità, non ci si scappa, fratellini.
la vita è quasi sempre una trappola: o si è spesso molte donne parlano d'amore, ma è solo una mostruosa gratitudine. anche i preti, parlando di dio: solo gratitudine. la gratitudine non è amore. è scocciante, ma non ho inventato io i meccanismi delle relazioni umane! per definizione la gratitudine esclude l'amore. mi dispiace. l'unica cosa che mi consola:
Se faccio vendere vedo l’adorazione, se diverto vedo l’adorazione, se “regalo’ cose, pensieri, uomini vedo adorazione, l’adorazione è così facile!
HEREUSE COMME UN POISSON DANS L'EAU
ma non sempre è stato così, un tempo, mi creda, preferivo il potere all'amore sì infatti signor presidente mi permetta, da dopo gesù il potere lo si conquista con il Verbo. uno 'così-così', tipo il clemente, il mastellone, con quegli occhi buoni e rotondi, come un bue che rumina infelice dietro lo steccato, che si esprime bene ha più potere di un genio che tace. parla e parla finchè il macellaio squarta, ascolta e vota. ma modestamente, io avevo scoperto l'unica alternativa alla pontificazione, presidente: l'alternativa al parlare è il fare azioni simboliche: un cannibalismo dei gesti. basta fare ciò che è più forte alla forza della natura, spiazza e disorienta da matti. da piccola ero un esserino sinistro ed ossuto, un ranocchio in parte a quei bambini di porcellana, rosei e rubicondi. inoltre, sa, pattinavo sulle erre, slittavo sulle doppie, ma, mi creda presidente, ero tenuta in gran rispetto! anzi addirittura oserei dire che mi temevano e mi ossequiavano. e sa perchè presidente? perchè avevo fame. giorni da boa. denti decisi. operazioni a stomaco aperto. fagocitamento diretto. tacevo e mangiavo. mangiavo e tacevo. avevo enzimi digestivi spaventosi. fame di fame. respiravo con le orecchie per mangiare. il silenzio era fame per me. il mare con il suo ron ron mi saziava. mia nonna diceva: nemmeno un badilante ( uno che usa il badile) mangia tanto. ma sapeva che ero un arnese che se non aveva un bue squartato restava di lei solo il rosario.( macabre pagliacciate yankees) ora sono una piccola santa, lascio andare, che ognuno vada verso il proprio destino, non mi distrae nulla e nulla mi rattrista. ma mi creda, presidente, lei che ha potere: aiutare certi non è impossibile, è inutile! ho capito che sono del tipo che anche se le situazioni sono scottanti, io non mi brucio mai. alcuni sono eterni bonzi. il segreto è meditare, stare in mezzo alla vita senza voler cambiare nulla. ieri, per esempio, sono stata al ristorante con quelli del lyons, gente di lusso. c'era un cameriere, figlio del padrone, che pesava 120 kg, 6 menti, paffuto come se avesse due uova in bocca. mi faceva il filo, si vedeva perchè appena sono arrivata mi ha dato una formidabile pacca da staccarmi il polmone sinistro, testimonianza senz'altro di una brutale cordialità. ad un certo punto aveva il piatto di spaghetti in mano, il servo, e stava per alimentarmi, quando ha starnutito sugli spaghetti. si è prodotto allora un'infiammazione della sua membrana pituitaria e scorreva il rigurgito di un liquido acquoso e filante che si è messo a tremolare all'estremità del naso. quando il liquido stava raggiungendo gli spaghetti, ha voluto naturalmente togliere questa incresciosa decorazione così poco appropiata all'ambiente. ergo ha sollevato il gomito destro per issare la manica all'altezza del naso, ma, nel far questo, ha compromesso l'orizzontalità del piatto di spaghetti e il tutto è cascato nella mia scollatura. tutti costernati, lui di più e lo si vedeva da come sfregava il mio decolté. l'ho perdonato come un papa quando benedice le folle. in fondo la mia santità stava già superando un'altra prova: in parte avevo un anziano signore del lyons che era ossessionato dai denti, in tasca aveva manciate di denti, mi diceva che ne perde uno al dì, come i bambini. mi faceva vedere come ballavano e mi diceva che sogna ogni notte impiantologie ortodontiche ad alta precisione. in attesa ha preso la pastina in brodo. all'improvviso mi ha domandato: 'le fa schifo sentire come balla?' e ha aspettato la mia risposta con un sorriso di purea di patate. quando gli ho detto : 'ok, ok, va bene!' da amareggiato, ho visto la sua faccia spaccarsi come un melone troppo maturo: 'davvero?' gli ho detto: 'tutto quello che c'è di più vero, mio buon paperone!'
Signori, ho ricevuto questo scritto nella mia posta privata e lo pubblico: mi commuove questo disperato prete solo, senza chiesa.
Lettera ------------------------------
scritto da: samuelasalvotti alle ore 22:22 | link | commenti (13)
categorie: chiesa, genova, amare, prete, reginetta, paperone, paolo farinella, adorare, cardinle VOGLIO FARE UNA DOMANDA......RINGRAZIO CHI MI RISPONDE
La rabbia si scioglie, come il sangue dei santi, e volge all'amore.
La felicità c'è ovunque. Ma, credetemi, soprattutto nella conquista. Amo le terre alte, come la montagna di Cézanne, Sainte Victoire, la dipinse migliaia di volte perché voleva quella luce e solo quella, la voleva conquistare, come si conquistano le Forche Caudine, la gola di Roncisvalle, le vette himalayane, terre alte, bisogna salire.
Con una moglie si cammina in pianura, non c'è felicità, ma al massimo serenità.
Chi vorrebbe una moglie in cambio dell'amore vissuto giorno per giorno, frasi affilate come pugnali di Toledo? Sì, parlo ancora di estasi, di questa felicità laica, altra imbardata. Sono offesa a morte che la gente parli d'altro. Io vivo solo questo in fondo. Nulla mi è ignoto di ciò che gira attorno all'estasi. So i nomi di tutte le sante, di tutte le ditte vaticane, gli sviluppi, le marche dei sai.
Ultimamente avrei cementato le mie orecchie con il miele, il chewing-gum, le tagliatelle stracotte, con polenta, polpa di aragosta pur di non sentire il signor Nostalgic-sentimental-patetic, dialobetoide, imbevuto di prosa rosa, lui il tenero, il moscio, si asciugava le palpebre cremose negli angoli vivi.
Cribbio, era uno solido, ora ventre a terra! Conquistava anche le donne, s'innamoravano di lui, era uno forte negli sprinte, ora occorrono corde da buoi per tirarlo.
Ama da sposare, lui. Ama da uccidere, il Radiato, ama da chiudere chi ama in quattro mura del possesso, il Vacillante.
Avrei potuto acclamarlo per anni, gridargli che è il più forte, il più grande, il supremo, il sublime, l'indimenticabile, il famoso! Vai! Vai! I tempi si sarebbero susseguiti, saremmo stati fieri di vivere quell'istante, proprio quello, di essere contemporanei di quell'impresa, ci si arrampicava in cima alla nuvola, Cavaliere del cielo!
No, cavoli, vuole una moglie, il Mimosa! Vuole disciplina sentimentale, organizzare i movimenti, verso una meta in due, ordinati, il Residuato!
Avremmo potuto barcollare notti intere dallo sbalordimento, avremmo potuto sorpassare tutti i nostri inseguitori, l'hobby migliore!
Vuole una moglie! Si è scoraggiato, perché la libertà fa paura, vuol mettere il piede a terra, ritirarsi e aprire una friggitoria.
Tutto il mondo avrebbe trasmesso la notizia che due potevano rimanere amici anche se di sesso diverso, Napolitano stesso avrebbe esultato, avrebbe ordinato che si scrollasse l'albero genealogico per vedere se cadevano avi nobili da entrambi e il Papa ci avrebbe dato una benedizione speciale con tagliando staccabile per l'ammissione in cielo, anche la Stampa avrebbe voluto incidere nel marmo dei giornali questa storia. Erano già dalle nostre mamme a scrivere della nostra infanzia. I grafici di Bergamo sulle rotative per il titolo e la foto dell'Uomo, il vero eroe, lo raffigurano come uno che conquista le vette, in movimento, la faccia convulsa dallo sforzo, la lingua come una fragola da concorso, linee parallele alle gambe per raffigurare la velocità: dài, amico, scalpita, corri in cima, i parracarri scappano via come conigli selvatici, non fermarti al confine, qualsiasi territorio è tuo, perderai una decina di chili nell'estasi, ma ne uscirai splendente come una pin-up.
Invece vuole fare l'onesto marito, fare il macinino di caffè, quel cric crac gli tiene compagnia.
C'era il mio divino entusiasmo, una cosa mai vista! Un caso unico! Radiati ormai tutti i santi, costretti al secondo rango, si sarebbe parlato di loro con imbarazzo, tutte le loro reliquie avreste potuto venderle al rigattiere all'angolo. Un uomo puro, libero sarebbe entrato nell'epopea della vita. Anche le suore si sarebbero ammassate su di lui e lui le avrebbe potute rovesciare come birilli, impigliarle nei loro rosari, nelle sottane, nelle cinture di castità, la Superiora vorrà diventare Inferiora e Dio sarà lodato!
Vai, vai! Corri Pedala! Ansima, fratello, corri! Quando non senti il lato selvatico del tempo, solchi il mare all'insaputa del cielo, non credo che con una moglie volerai come da libero: invece di una Ferrari, inforcherai un aratro.
Tu potevi farlo.
Il Bortolo, per esempio, né istrione, né martire, dentro il suo sguardo non c'è il paradosso, questo maxi minipinner che erutta liquidi, questo grosso orsetto lavatore, questo coso che addenta sei mele assieme o sedici bustine di zucchero che apre in un colpo come un velcro, è lontano dall'acchiappo del fascino. Un brav'uomo, per carità, chiacchierone e fanfarone, anche un bravo meccanico: si chinava sulla mia macchina e si metteva a disossarla, come un accordatore può smontare un pianoforte e quando l'auto era in briciole, la sistemava e la rivestiva a festa, ma davvero, camerati, non squarcerà mai il velo dello scandalo, la sua maschera bonaria non è seducente.
Ho dovuto dormire una volta in camera con lui. Il suo risveglio è stato un film splash, ero come una fanciulla che scopre il giornaletto porno nel comodino dei genitori.
Alla mattina gli ho gridato: “In piedi, Pelandrone!”, stentava a venire a galla. Ha incominciato con un rumore di pesci rovesciati su un banco di pietra. Un rumore moscio, flaccido e viscido, paludoso, asmatico, bolso, saturato. “Andiamo a laura', Ciccio!”. Ha appoggiato il grosso piede sul gracile scendiletto che è scivolato via, ed è finito a culo a terra. L'ho guardato bene, fanciulli: i piedi che attizzavano aria, la pancia che gli pendeva sulle cosce, gli occhi si posavano sul mondo ritrovato, come un piatto di uova marce.
Quando tutti uscivano dalla stanza d'albergo, io riuscivo a dormire ancora una mezz'ora, saltando la colazione. Dormire senza i russatori mi ripagava di una notte insonne.
Ero, anche, la prima in sala, aspettavo pensando che mi sarei concessa una bella giornata di sole sulla riva del lago di Garda, una vita potabile, buona da degustare. L'Omo, invece, raccontava che si sarebbe concesso ragazzine poco complicate. Una bionda o una castana, chiara se è possibile, con gli occhi pieni di ammirazione e una bocca non per parlare, ma per ospitare.
Sospiravamo infelici per tre secondi poi la sala si riempiva di popolo. E il circo partiva, c'erano i corridori (venditori) gli accompagnatori, i massaggiatori, gli ammiratori, gli incoraggiatori. La kermesse partiva. I peggiori classificati nelle vendite li facevo partire per prima. A dir il vero ci sono degli eterni cavalli zoppi. Lavorano fino a non avere niente di umano, ma senza risultati. Sono là per far numero e per fare da cornice ai campioni. Certe volte in una giornata un po' smorta per tutti, uno di loro tentava la fuga solitaria e strappava per un istante il suo nome dall'ombra. Ma era una gloria di un giorno. Poi tornavano ad ingrossare il branco anonimo. In segreto li chiamavo con nomi d'invenzione: “Corrierina, (come i pullman), il Giustoundito, l'Anonimoveneziano (aveva i nonni e la zia: “Ah, nonni, viene la zia, no?”), la Vaselina, Clinique, Margarina... Alla sera suonavano i cellulari di tutti come una selva di sveglie, cento passaggi a livello, ma i loro erano sempre muti.
Mi sono davvero arrabbiata con l'Abbruttito solo una volta, quando ha buttato fuori gioco il mio miglior puledro. Ha curato un foruncolo in fronte di un venditore bruciandolo col sigaro e mettendo poi cacca di piccione per cauterizzare, come faceva la sua anziana in campagna. Conclusione, al mio cavallo di razza è venuto in fronte un melone rosso fuoco. Era un tedesco a più non posso e i tedeschi sono indolori come i pesci. Si era messo a leggere la Gazzetta dello sport e intanto il sangue scorreva: ne ha perso un litro.
Quando aveva il budello scontroso sua mamma usava il sapone di Marsiglia. Ne tagliava un pezzo così, lo impastava fra le dita per darci la forma a fuso e, braan, lo infilava con un bel colpo di pollice per piazzarlo in orbita! E ricorda che anche al nonno hanno fatto la festa: era una settimana che immagazzinava senza l'altra uscita, in bagno c'era chiuso per ferie, alla fine l'hanno brancato in tre mamma, papa e il fagocerino, l'hanno rovesciato sul tavolo di cucina, con la barba sul piatto moschicida, l'hanno smutandato alla vecchia ussara selvaggia e la signora madre, pur scusandosi, gli ha infilato metà sapone. Il nonnino voleva bastonarli, per fortuna che era impastoiato dalle braghe a cavatappi. Non ha avuto il tempo di uscire dalla cucina, mi raccontava il Bombolo. Volevo fargli perdere il posto al mio subalterno per la storia della sigarata, ma poi mi si è afflosciato piangente e gemente sulla spalla fraterna: “Ho l'efisema, ho fatto la guerra, conosco il cugino della donna di servizio del Prefetto.” Gli ho detto parole che sembrano banali ma che non mancano di sale: “Sù! Sù! Sono cose che succedono!”
Ci sono solo due tipi di miei lettori: quelli che mi ammirano, che trovano che ho brioblù, spirito ed eleganza, che dicono che i miei sono degli alessandrini (minoritari) e quelli che mi trattano da sborona e sbruffona, da bulldog, da bulla e pettinabambole. Come mi piacerebbe invece raggomitolarmi tra le vostre braccia profumate per non pensare più. Ma il cervello è ciò che c'è di più ingorgato, imbottigliato, imprigionato, è l'organo, sì, più intasato.
L'ultima volta che ho parlato di estasi ( STRANESTASI )avevo un grande amico, uno dolce, uno a cui non cresce neanche la barba. (Il mio babbo mi sbirciava dallo specchio, bianco come babbo natale, e con grandi colpi da falciatore di trifoglio si rasava. Mi parlava della vita: “Devi sempre Samuelina... non devi mai...” ad ogni proposizione tosava dieci centimetri di prato. “Hai capito? Va bene?”, mi diceva, io coi gomiti appoggiati al lavandino gli afferravo il braccio in un assalto proprio mentre stava per attaccare la guancia sinistra: “Sì ho capito!” Un rivolo rosso gli insozzava sempre la candida schiuma. Era troppo nauseante. E me ne andavo.) Ora non ho più questo amico perché vuole ufficializzare un sentimento che non sa neanche lui cosa sia. Insomma quando siamo liberi abbiamo l'anima come quei schermi che hanno una pioggia di pixell, 10, 15 milioni, sensibili allo sfioro, gli altri, lo sai, sono tutti piatti e tristi come mutande vuote.
Ed ecco la mia domanda al mondo: VOI COSA PREFERIRESTE? Quest'estasi laica, questa felicità incontenibile e imprevedibile, una vita senza regole, etichette e senza morte, prima della morte, o una STUPIDA moglie? O PRIMO O MIGLIORI!
Non è dolore, non è pianto,
Io non amo la politica e i temi sociali, mi annoiano e sono sempre del parere diverso da tutti. Vi ricordate, per esempio di Eluana? Tutti gli illuminati dicevano che bisognava farla fuori. E io ero l'unica, non cattolica, che pensava che fosse una bimba che voleva vivere. Era il suo babbo che aveva problemi.
Ora m'azzardo a parlare del nostro Premier, senza dire: l'uso strumentale del corpo femminile ciarpame senza pudore mio marito non sta bene la rabbia delle veline escluse patetico il quotidiano dei vescovi.
Il piccolo berlusconino ricorda che al ritorno a casa veniva interrogato sui successi della giornata, piuttosto che sui suoi sentimenti: è stato ricompensato per il successo e per l'immagine, e non per le sue emozioni o la profondità dei rapporti. Anzi essendo stato amato per i suoi successi, ha imparato ad annullare le emozioni personali e a concentrare l'attenzione sull'immagine esterna.
Insomma è l'opposto del Capodoglio che se ha avuto in tasca sei testoni è perché li ha vinti. Mi ricordo siamo capitati in un hotel che aveva di sotto la sala giochi. All'inizio qualsiasi cosa giocasse, usciva. Aveva il settimo senso (il sesto è quello del dovere)! Quando il pinguino lanciava la pallina nel catino lui, pam!, sentiva il numero. Bèh, dopo cinque minuti di gioco aveva davanti una scarica di gettoni talmente grossi che ero sicura che gli avessero consegnato le tegole. Me lo vedevo già con Cadillac drivata da uno schiavo vestito da generale dell'aviazione, in una dimora con cancellate, fare feste nel salone di ceri e monia, strette di zampe ai ministri e ai re magi, al quinto milione, davvero, lo vedevo davanti al Berlusca con le lite d'Italia: “Signor Eugenio, ho seguito tutta la sua ascensione le farò dirigere le mie televisioni!” Purtroppo poi ha puntato tutto sul dieci, ma invece di dire dieci qualcosa gli stringeva i pantaloni e ha detto Orco! Il croupier ha capito otto e poi ha detto che niente andava più! E' uscito il dieci come un grande! Ma la grana era tutta sull'otto. Voleva fargli inghiottire il rastrello al salariato. Ancora oggi gli dico: “Il tuo peculo era sull'otto, bamba!” e s'arrabbia sempre come se schiacciassi un bottone che non si scarica mai. Avevo le lacrime agli occhi: com'è tutto lui! Un patrimonio trasformato in uno stato gassoso.
Berlusconi no, lui se lo merita il danaro, ha una scala di valori opinabile ma con tutti i pioli. Il suo messaggio introiettato è: evitare gli insuccessi, perché solo i vincitori sono degni d'amore.
Quindi sarà iperattivo, con il mito americano della giovinezza, della forza e della competitività. Ne vedo tanti così: dal dirigente in doppiopetto, alla supermamma che si occupa di tutto, incarnano l'immagine dell'ottimismo e del benessere, sembrano non conoscere la sofferenza, possono passare tutta la vita senza avere un contatto con la loro vita interiore, l'iperattività è un antidepressivo naturale. La vita è veloce e felice. La loro giornata è stabilita in anticipo, scandita da un impegno dopo l'altro, senza un momento libero per l'emersione dei sentimenti.
Con Veronica, Silvio si comporta come ci si dovrebbe comportare nell'intimità, dicendo cose che si dovrebbero dire. Per questo la famiglia diventa un quadretto perfetto, sono famiglie del mulino bianco. Può essere che quando lo si crede nel mezzo di un momento emotivo fortissimo, lui pensi al pranzo d'affari del giorno dopo, le emozioni vengono represse perché incompatibili con l'efficienza.
Questi signori sanno cambiare l'immagine di sé ad ogni esigenza poiché hanno attività polimorfe, hanno personalità camaleontiche, identificandosi con ognuna: è un autoinganno.
Mi direbbe se fosse consapevole: Sai Samuela, sono come un artista della trasformazione, nel mio camerino ho i costumi di scena, dal doppiopetto, alla tuta del motociclista. So subito come mi presento agli altri, so quando sono accettato, perché sento quando il mio corpo risponde alle attese altrui. Ballare con la donna più bella o essere il migliore di un gruppo può diventare un'ossessione.
Già capite che visto così questo signore è diverso. Capite che l'immagine sostituisce i bisogni reali.
Berlusconi sa stabilire le priorità, portare a termine i progetti e motivare il gruppo. Berlusconi è un'autorità che si assume le sue responsabilità ed è un punto fermo per il gruppo. E' bravo sia a motivare tutti i collaboratori, ma nello stesso tempo ad emergere dal gruppo stesso, perché il complimento è ciò che disperatamente vuole. Immaginate quanto ottimismo profondesse quando ha fondato il suo partito! Lui sa tradurre le idee in azioni. Me lo immagino dire in piena bagarre “la prossima volta lo risolveremo”, stimolare gli altri a non avere paura. Le persone diventano automi che bloccano la strada o la favoriscono, se la bloccano, li ignora, li evita e li raggira, se la favoriscono li sfrutta. Ma gli ostacoli non fanno che rafforzare la direzione dell'attenzione e sotto pressione l'attenzione si acuisce perché se manca lo scopo o se qualcun altro vince potrebbe sentirsi un fallito indegno d'amore: i secondi nessuno li ama. O primo o niente. Alle quattro del mattino la voce di questo vecchio mi risponderà, sembrerà quella dei cosmonauti russi che telefonano dalla loro supposta gigante. " Capo, vorrei farle una domanda." Un silenzio. Che sia saltata la linea come diceva un dinamitardo. Ma no. "Sa cosa vuol dire non fare nulla?" "Non ho mai ignorato qualcosa a tal punto, Samuela."
scritto da: samuelasalvotti alle ore 23:08 | link | commenti (29)
categorie: berlusconi, silvio, onore, terrore, labirinto, premier, enricoxiii, onorificenza ESSER SUPER!
L'INTELLIGENZA E' TUTTO!
Dirò una cosa nuova: l’intelligenza è tutto, amici.
E’ un argomento tabù, lo so, si erigerà in ogni casa un grido di dolore come se a un fantasma scozzese demolissero il castello per costruire al suo posto l’Esselunga.
L’intelligenza è tutto, è una frase terribile, razzistica, biologicamente selettiva, intollerante, meritofobica, discriminante, invece è proprio così. E’ una constatazione. Non c’è niente da fare: per avere un impatto, un’emozione profonda, una valanga di stimoli, salute, tutto il divertimento conscio e inconscio bisogna essere e frequentare persone intelligenti.
Una mente scatenata produce una feroce felicità.
Una mente incoativa (ho notato che questo orribile termine va di moda come quelle zeppe sotto i piedi di Jean Paul Gautier, simili a ferri da stiro, perciò pur non sapendo bene di cosa tratti la infilerò un tantino di qui e di là) produce piagoso dolore .
Cos’è l’intelligenza? Io che sono forte in definizioni potrei stupirvi: l’intelligenza è la capacità di risolvere meglio i problemi, l’intelligenza è la capacità di vedere le soluzione migliori, i risvolti e le previsioni prima degli altri.
Ma la vera intelligenza è solo questa: la capacità di trarre il massimo piacere dalla vita. E di utilizzare, poi, questo piacere per ottenere altro piacere. Piangete, ridete, fate quello che volete, compagni, ma nessuno mi può confutare.
Intelligenza è uguale a piacere. Stupidità è uguale a dolore.
Vedo vite piene di guai e guardando in faccia i loro attori vedo, anche, che sono inadeguati, sprovveduti e ingenui per questa vita. Dovranno fare ancora due giri nella giostra della reincarnazione per capire come funziona.
Se poi finiamo questo sillogismo con l’affermazione finale che tutto il comportamento umano si basa solo sulla convenienza umana, detta piacere, capirete che il mondo si divide in due categorie: chi è down e chi è out. Chi ce la fa e chi soccombe, gente che dal biberon all’estrema unzione ingoia rospi e lezioni di vita, gente che non ha diritto ad essere se stessa, che è il massimo del piacere, gente sodomizzata dalle prove, in fila indiana, peggio di vecchi finocchi trattati da finocchi da maleducati camionisti, in genere producono una spaventosa, implacabile e sfacciata tradizione di miseria, dài faccio un punto a capo per farti respirare.
Vedi che tutto fila? Tutto si concatena? Tutto carbura? Tutto, senza colpo ferire? Il mulinello srotola il filo senza urti. E’ merce buona quella che ti do. Presento cose che turbinano nelle mie profondità mentali come un groviglio di vermi in una scatola di idee. Illumino la scena, non sono come gli altri che quando comunicano sembra che cerchino di leggerti la Bibbia alla luce del faro girevole di un’autoambulanza.
E ora la vostra bionda-bruna, o meglio la bruna guarnita a bionda, suggerisce una domanda basilare: sapete dove si nascondono le persone più intelligenti?
Faccio un altro favore: lo dico io. Figurati, Ortensia, non c’è di ché!
Le persone più intelligenti esistenti al mondo sono di sesso femminile, di età compresa fra i 40-60 anni, bruttine, colte e non vanno a dormire presto. Questo è l’identikit della personalità più completa, più forte e più concentrata di esperienze che esista.
Dio mio, come ho ragione! Mi faccio paura. Sono pazza di me.
Esse sanno i trucchi per campare, tutte le strade vecchie e sanno improvvisare quelle nuove, sanno estrarre il massimo vantaggio, eccitazione, umorismo, libertà, competizione da qualsiasi situazione.
In ordine decrescente amo stare con bambini, cani, anziani, adolescenti, ma in assoluto ciò che cerco, che mi piace e mi diverte è la donna di quell’età, disinibita, cinica, sarcastica, scanzonata, scaltra e scabra.
Odio stare con le ex-belle. Odio stare con le finte colte. Odio stare con le giovaniliste. Odio stare con le palancaie. Odio stare con le ipersessuate. Odio stare con le depresse, le pavide e le ‘ruoliste’: mogli di qualcuno, le mamme, le profe, le avvocate, le psichiatre ecc... perché sarei sempre nell’anticamera della vita, tutto è fronzolante, ma anche spento e deserto. Vuote, cucchiai da minestra che manipoli come vuoi. Avrete notato che tutte le pubblicità degli orologi segnano le dieci e dieci, perché è la posizione più ottimista delle lancette e forma la ‘V’ di vittoria? Queste carampane segnano, invece, sempre le otto e venti e se sono gravi e grevi anche le sette e venticinque.
Non voglio spiegare tutto altrimenti a che ora esci da questo post?, ma queste signore vorrei presentarvele: quelle commestibili, vellutate dalla vita, piene di fermezza, ma senza spigoli, profumate, salaci, con sguardo d’anguilla, decise, con la morbidezza delle banconote... Le sento abitate, ecco.
Non sono quelle di uomini che hanno l’abitudine di finire la ciotola, come i cani, sempre a provarci a mani e piedi giunti, ma neanche quelle che guariscono dal singhiozzo, né di primo pelo né di ultimo pelo. Sono solo in piena vita.
Queste donne trovano gli uomini troppo stupidi, sanno che la posa più altamente suggestiva che un uomo può sognare è quella di far mettere un piede su una sedia alla loro tipa, facendole fare segni di diniego col sedere. E, naturalmente, se ne fregano.
Per finire, narro un episodio della mia vita, per farvi capire come reagisce una persona vispa e sveglia agli imprevisti. Appena arrivata ad un corso di spiritualità su Osho con la mia valigina da week end piena di libri del buon guru, nessuno mi ha accolto. Vagavo per le stanze, per sbaglio in una ho trovato cinque persone nude, avvinghiate e ammucchiate, quando finiva una ne iniziava un’altra. Volevo chiudere in fretta la porta, ma ne ero anche affascinata: se tutta la gente del mondo facesse questa besciamella, questo tagadà, pensavo, sono sicura, fratelli, che non ci sarebbero più guerre. Erano tre donne e due uomini, che grugnivano come orsi bruni incapaci di svitare, poverini, il coperchio della marmellata.
Ecco prendete qualcun altro, li avrebbe visti con severità.
Io invece, ancora adesso, li vedo come valorosi occupanti del nostro vecchio pianeta triste e spossato, altruisti integrali, integralisti del piacere. Se a loro piaceva...
“Scusi, qual è il primo della cordata? L’hometrainer?”, sembrava un gran bruco ondulatorio. L’unico che si distingueva era messo a cavalcioni con un brio di cavallerizzo. Mi ha guardato con l’amabilità di un salumiere ben disposto nei confronti della clientela, cosa sempre più rara ai giorni nostri.
Beh, signori, cosa avrei dovuto fare? Cosa avreste fatto voi? Avreste avuto uno sguardo che panica?
Io non giudico: avrei aspettato la fine e poi avrei salutato con un inchino d’addio gli edonisti.
Seduta fuori mi sono letta quattro volte il Corriere della Sera fino alla fine del conclave. Poi con il sorriso un po’ imbarazzato e un po’ contento i post-coitosi sono apparsi, bevevano in un solo sorso stile russi in esilio da una bottiglia di whisky incappucciato da un bicchiere di carta messo alla rovescia.
Ero lontana, era tardi, notte e avevo fame. Ho preso l’iniziativa di fare l’unica cosa che c’era: le patate, le ho fatte fritte per tutti per togliere le sbronze che li faceva deragliare: confusionavano da matti nella soffitta. Patate innaffiate da acqua minerale aperta con il mio coltello svizzero multilame. Tra l’altro, io le so fare come nessun’altra! Ti dirò il mio segreto: immergo le patate nell’olio bollente solo un primo colpetto. Due secondi, non di più, poi le asciugo su un pezzo di tela, (dovete avere in casa due canovacci al termine della loro carriera che servono soltanto a questo). Fatto ciò, rimettete le patate nell’olio finché non sono dorate. Dite alla vostra megera di provare. Capirai finalmente quanto sia utile venire in questo blog, non è tempo sprecato, leggermi è un solido investimento. Se la mia azienda dovesse andare in malora aprirei subito una baracca di patate fritte in un quartiere di studenti e in quattro e quattr’otto umilierei i Mac donald’s!
Il Monsignore ha una volta inghiottito quattrocento grammi delle mie patate fritte bollenti che lo hanno fatto piangere. Si auto-ordinava: deglutazione! E sembrava di sentire cadere una grossa busta di campioni nella cassetta delle lettere riservata alla pubblicità.
Una volta finito aveva le spalle a cerchio di botte incurvate sul piatto e il bianco dell’occhio che gli pesava sulla palpebra inferiore, crautava (scusate) come una giornata del 15/18 in una trincea.
Per salvare la sua reputazione con gli altri ospiti facevo dei segni smarriti come quelli che si fanno al capezzale dei grandi ammalati.
Vabbè, quando mi tireranno la chiusura lampo, avrò l’imbarazzo della scelta sulle cose da dirvi dalla lapide. Non voglio nessuna targa d’ottone, tipo: grande scrittrice e ridotta a vita libera.
Voglio un pulsante di campanello elettrico che suoni a schiacciarlo, anche se non apparirà nessuno. “Non c’è nessuno?”, mi par di sentirvi, compiti come siete, allevati da donne con sani principi, catechismo, comunione, vestito della domenica, grande pulizia due volte alla settimana, letture sorvegliate e tutto il resto.
Silenzio. No, se state bene attenti non sarà silenzio. Tiriamo sempre su parole con una tale pigrizia che non si è più precisi! Non ci sarà silenzio, ma solo nessuno che risponde. Che non è la stessa cosa, giusto camerati? Si sentirà rumore. Rumori provocati da esseri vivi e vedrai che ci sarà uno spettacolo due punti: inaspettato, confusionante e interessante, più tutto quello che vuoi e che potrai aggiungere a margine del monitor.
"La vita, se stai attento, mette in scena per te uno spettacolo senza repliche, pirla!", ho detto a uno che non ne azzecca una, uno che non mi darà ragione su questo post e che scrive che il lago è come un manto di nanà nanera d’argento che si cosa al sole. Ma si può, bontà di vino? Puà! Uno, cioè, che si contorce pensando che il dolore sia vita e lo dice a me: la mia ha sempre un profumo di vacanza.
scritto da: samuelasalvotti alle ore 10:42 | link | commenti (54)
categorie: amore, pace, guerra, leone, felicità , intelligenza, qualità di vita LA DIVINA INDIFFERENZA
DELLA RAZZA DI CHI RIMANE A TERRA
E' un'emozione fortissima.
C'era una volta nell'800, al nord, una zitella, bruttina, silenziosa, solitaria, discreta e remissiva, una piccola sartina di provincia. Quando fu l'ora morì, aprirono gli armadi e scoprirono che aveva vissuto il fuoco e l'amianto. Quella donna aveva fatto esperienze di felicità incontenibili e insopportabili, l'estasi, e la sua vita è stata un continuo orgasmo: “Arde nell'oro, in porpora si spegne, /Come leopardo balza per il cielo, / Poi posa il suo volto maculato/ Sopra il vecchio orizzonte, per morire./ Si piega tanto basso da passare/ Per la finestra dentro la cucina...” era venuto Dio da lei. Un Dio non mentale e filosofico, ma il Dio che fa tremare i polsi: “Bussava il vento come un uomo stanco./Io, padrona di casa/ 'Entra', gli dissi audace, ed entrò allora/ nella mia stanza...” l'audace era Emily Dickinson.
(“Due ore fa mi sono innamorata/ Tremo d'amore e seguito a tremare, / ma non so bene a chi mi devo dichiarare.” Patrizia Cavalli, Il Cielo, in Poesie, Einaudi, !992, pag. 129.)
E' vero: “I versi non sono (come tutti ritengono) sentimenti. I versi sono esperienze” (RILKE, I quaderni di Malte Laurids Brigge, Garzanti, 1974, pag. 14) Anzi, la poesia è un fare: “Sono venuto solo per cantare/ e per farti cantare con me” (LA POESIA SIAMO NOI, da: P. Neruda “Poesie” trad. it. Di S. Quasimodo, Einaudi) o, se preferite, come diceva la Yourcenar: “E' me stessa che correggo, correggendo la mia opera”.
La poesia non è un'astrazione, non è innocua, non è un'opera di chi è mollemente adagiato nei piaceri. Hanno fucilato Garcia Lorca, sì, 'per niente', non faceva neanche politica, ma il suo sole era "dentro la sera/ come il nocciolo nel frutto/ La pannocchia serba intatta/ la sua risata gialla e dura...”.
Questa estasi, questo Dio, questo orgasmo mentale, questo vento, oh, c'è sempre il vento!, come una forma di energia a volte violenta, a volte delicata, è ciò che c'è di più reale e vivo, come un amante nascosto.
"Degli alti merli l'aura, quando i suoi capelli io discioglievo, con la sua man leggera il mio collo feriva e tutti i sensi miei rapiva”, è San Giovanni della Croce, un austero, un inflessibile riformatore dei Carmelitani Scalzi, uno che giudicherà i buoni e i cattivi. Io so che conosceva il piacere, il massimo piacere mentale. Non potrà essere stato, poi, troppo duro con gli uomini.
E Leopardi? Ce l'hanno presentato a scuola come un uomo sfinito, deluso, triste. Ah, io non so quanti abbiano avuto le sue sovrumani emozioni! Lui, a cui è dolce annegare nel mare dell'infinito!
Una poesia ha sempre un contenuto, dice qualcosa, fa una cronaca, una constatazione, ma ha anche una forma. La forma è rigorosa, quadrata, geometrica. Un castello di parole preciso: una in più o una in meno crollerebbe, è ciò che c'è di più vicino alla scienza esatta.
La poesia non è soggettiva: o c'è o non c'è. E' un'esperienza sconvolta e sconvolgente, espressa con rigore perfettamente lucido e pulito dai sentimenti e dalle emozioni. Chi scrive commosso, non commuoverà. Perchè, signori, bisogna scrivere “...solo in maniera stilizzata e non realisticamente nella loro propria essenza, poiché si riesce ad accoglierla solo con l'aiuto della forma.” (L. Salomé)
E la riconosci, la poesia, dopo aver letto milioni e milioni di poesie.
Non ho mai catalogato, schedato, messo in ordine ciò che amo. Non ho mai fermato nulla. Perché io sono una disordinata profonda, come chi ha la sensazione di vivere poco. Ho preso tutto e subito, ho goduto l'attimo, saccheggiato classici, non ho mai letto introduzioni, né postfazioni. I tre cenni biografici dell'autore, quelli sì', ma non potrei piegarmi ubbidiente alle rigide e severe leggi del Pensiero con le sue tristi regole di ordine e disciplina, come quelli che riempono bei quaderni, schedari, raccoglitori e matite. Mentre cammino e faccio questa vita spesso all'improvviso mi saltano fuori pezzi di poesie, pezzi di frasi, neanche fedeli all'originale: solo questo ti posso dire, ciò che non sono, ciò che non voglio. Per questo, citando ancora, sussurro a voi perdonate la mia allegrezza inconsulta.
Vi offro un'autrice sconosciuta. E' brava, brava, brava. E' da leggere lenta, respirando forte, mentre la si bisbiglia piano.
"I fiori vengono in dono e poi si dilatano una sorveglianza acuta li silenzia non stancarsi mai dei doni.
Il mondo è un dente strappato non chiedetemi perché io oggi abbia tanti anni la pioggia è sterile.
Puntando ai semi distrutti eri l'unione appassita che cercavo rubare il cuore di un altro per poi servirsene.
La speranza è un danno forse definitivo le monete risuonano crude nel marmo della mano.
Convincevo il mostro ad appartarsi nelle stanze pulite d'un albergo immaginario v'erano nei boschi poche vipere imbalsamate
Il mondo è sottile e piano: pochi elefanti girano, ottusi." (Le sottolineature sono mie.)
Si chiama Amelia Rosselli, 1962, ancora, attacca come Montale:
"Tu non vivi fra queste piante che s'attorcigliano attorno a questo mio piede senza vasi...”
poi ancora al negativo:
"Tu non appari a chiarire il mistero della tua non-presenza, tu non stimoli i fiori in corona attorno al mio polso, rotto perché non posso tenerti ...”
e finisce schiantata come L'Esterina di Montale (“Esterina, i vent'anni ti minacciano,/ grigiorosa nube/che a poco a poco in sé ti chiude”)
"TEMO di fare con la mia presenza scempio delle occasioni, ora che tu non rinverdisci l'orizzonte. TEMO di apparire strana, confusa a belare quest'incomprensione. TEMO di stendere vigne vuote sul tuo piede scarlatto. Non ho altro sorso dalle tue arse labbra che questo mio empio mistero, noia del giorno spaccato in mille schegge.”
(Il maiuscolo è mio)
E sembra, sì, anche un po' Dante, sapete, nelle Malebolgie...
scritto da: samuelasalvotti alle ore 17:19 | link | commenti (31)
categorie: poesia, amore, emozione, estasi, orgasmo mentale poveri...ZONA LIBERA di Samuela Salvotti
POVERI BAMBINI SOLI
SCHEDA TECNICA:
Luca è adolescente, maschio e con un buco nero dentro. Tre particolari spietati, duri e, nonostante l'apparenza, forse irreversibili.
Gli adolescenti non sono simpatici: hanno quella pettinatura da colpo di vento che li rende innaturali, hanno degli ostinati jeans che non si cambiano mai e hanno un corpo, una voce, un viso in divenire, l'armonia è lontana. Inoltre parlano per iperbole, se sono bresciani mettono il prefisso stra e possono passare dalla rabbia alla chiusura in un attimo. Ridono, se ridono, per ridarola, che è una reazione. Rara l'allegria, che è una conquista dei grandi, di chi si scosta dal centro della vita. Inoltre Luca è un maschio. Fosse stata una femmina sarebbe stato più facile parlare, avrebbe avuto una madre con cui arrabbiarsi, un padre che l'avrebbe difesa e tante amiche con cui sfogarsi. Un maschio no: parlare è difficile, le idee non sono chiare e quello che si sente è un misto di rabbia, vuoto e forti desideri sessuali.
I suoi genitori lavorano in attesa della vita vera, aspettano una svolta tra scadenze, bollette e orari fissi. Luca veniva a casa da scuola, aveva le chiavi ed apriva la porta già dalla terza elementare, si scaldava la pastasciutta, ma quando è stato più grande metteva su lui l'acqua.
Rimaneva solo in casa fino alle sei di sera. C'erano i compiti noiosi, c'erano gli amici fuori, una lotta infernale. Alla sera sua madre ritornava sempre nervosa, stanca, era lui a proteggerla.
Poi rientrava il padre. Le famiglie si dividono in due tipologie, quelle che si stanno separando e quelle che litigheranno sempre. Molte le famiglie infelici, oggi: nessuno ha insegnato a loro come amarsi. Amarsi non è una faccenda spontanea. Molti litigano per anni interi, rinfacciandosi la fatica del vivere. Pochi quelli felici, pochi davvero.
La madre certe volte ha improvvisi scoppi d'amore, di colpo lo vuole amare, gli vuole fare il discorso importante, vuole vincere con un poker d'assi servito, ma Luca non può prendere nulla, non ha costruito la strada per introiettare qualcosa di caldo.
C'è una forma di perfezione dell'impotenza: totale, piatta e ineluttabile. E' come essere di notte, senza fari su d'un'auto in mezzo ai campi. Un'interminabile notte. Quand'era piccolo Luca c'era un faro, ma poi è diventato sempre più fioco. Ora è un pollo da batteria: la scuola chiede energie, aule triste come obitori, gli amici sono competitivi, le ragazzine più carine sono irraggiungibili. Un tempo c'era sempre una figura adulta che aiutava: un prete, uno zio allegro, un insegnante... Ma ora, da una parte c'è sempre un po' di paura nell'interessarsi ai giovani e, dall'altra, i grandi non stanno bene. Luca li vede: truppe di sfigati, gli insegnanti sono più infantili di loro: per farsi accettare fanno battute a scuola e fingono di divertirsi, i preti sono diventati irraggiungibili e giudicanti.
Rimangono ancora il padre e la madre, facce sfatte sotto gli occhiali, innocui, ma meticolosi, chiedono sempre della scuola, perché i voti sono un giudizio oggettivo e se vedono che fatica, dopo qualche scenata, cedono: lo mandano a lavorare, fingono di credere che sia solo per un periodo, poi si vedrà, intanto capirà qualcosa della vita, ma è un sollievo vederlo lavorare. Farà un lavoro duro, pagato poco, perché è giovane e a Luca nasce la sottile paura che nella vita non farà altro. Luca sta morendo e, come quando si sta annegando, fa gesti inconsulti, sfascerà le vetrine, ruberà per vedere se la sua furbizia è maggiore del sistema, si farà le pastiglie il sabato ed è ubriaco per tutto il fine settimana. Cerca l'adrenalina, che è un antidolorifico, invece sarà stritolato dai marpioni del business. I genitori, in genere, non si accorgono, non si accorgono mai di nulla proprio quei genitori che hanno i figli che stanno male.
Luca ha diciassette anni e a diciassette anni questo bambino non ha la possibilità di redimersi, perché, semplicemente, non ha neanche la possibilità di confessarsi.
Casa mia è un viavai di adolescenti. Forse uno come Luca è venuto. Non mi avrà guardata perché non sa ancora controllare la timidezza, gli avrò chiesto come sta e mi avrà detto un prevedibile bene. Certe volte chiedo a qualcuno di loro se si vuole fermare a mangiare con noi, lui dirà un no educato. Lo sono, sì, con chi lo sono, e io gli farò la battuta se è già girata voce che sono una pessima cuoca. Poi se ne andrà, dieci minuti di visita in genere è la media, perché poi si fa qualcosa. Dico sempre: ciao, torna presto. Il Luca di turno dirà: sì, grazie Signora. E come un cucciolo di dromedario dalle gambe troppo lunghe se ne andrà. Luca e gli altri come lui, chi siete?
Dalai Lama: “Ciò che mi sorprende di più sono gli uomini! Perché perdono la salute per fare soldi e poi perdono i soldi per recuperare la salute, perché pensano tanto ansiosamente al futuro che dimenticano di vivere il presente, in maniera tale che non riescono a vivere né il presente, né il futuro, perché vivono come se non dovessero morire mai e perché muoiono come se non avessero mai vissuto”
scritto da: samuelasalvotti alle ore 18:41 | link | commenti (27)
categorie: paura, madre, padre, fame, abbandono, adolescenti, zona libera STRANESTASI
"Nelle azzurre sere d'estate, me ne andrò per i sentieri, punto dalle spighe, calpestando l'erba tenera: sognando, ne sentirò ai mie piedi la freschezza. Lascerò che il vento bagni la mia testa nuda.
Non parlerò, non penserò a nulla: ma l'amore infinito mi salirà nell'anima, e andrò lontano, molto lontano, come un vagabondo, attraverso la Natura, felice come con una donna.”
RIMBAUD
Sono una delle poche donne al mondo che ha un amico vero. Lo so che tutte hanno tanti amici, ma se poi fanno un po' di pulizia, quando hanno buttato via metà carico, tutte scoprono che avevano in magazzino solo gente che vuole far tric e troc da anni con loro, uomini che arrivano all'incandescenza, al massimo grado di fusione, al punto di rottura per lunghi parossistici anni tirando sempre la cinghia e trasformano il biscotto in pangrattato.
"Non ho fortuna, sorella", dicono alcune.
"Certo, certo... perché non fai qualcosa d'altro che la donna?"
Invece io non ho solo il solito fottomen in parte, ma, ripeto, un amico vero.
Siamo andati per monti e valli, sugli Appennini a trovare un medico che sa curare tutte le malattie.
Mi par di sentirvi: Tutte?
Tutte!
Capito bene, compari: Lourdes lo ha già accusato di concorrenza sleale.
Sono andata a trovare quello che ho detto: un uomo che con la sola dieta salva chi è “alle porte dell'abbandono!” come direbbe un lettore assiduo della Gazzetta dello Sport, a cui nulla è estraneo del vocabolario sportivo.
Io ho intuito, amici, mi pare di averlo già detto e quando le mie antenne che prendono galassie e galassie, intercettano un soggetto interessante io parto, io vado alla sua volta, vado a trovarlo. L'ho sempre fatto fin da ragazzina, ho visto gente che fa miracoli, sono andata a vedere perfino Milingo, prima della notorietà, quando tirava fuori i diavoli dalle isteriche, ho visto pure un vero Illuminato, ho fatto chilometri per incontrare profeti, maghi e fattucchieri, non m'importa la realtà, la verità o la sincerità, m'importa che siano credibili. Mi annoiano solo gli ingenui, i puerili o i patetici. Ma non chiedo referenze, vado a vedere con i miei occhioni, neanche un po' daltonici e vedo la vita com'è, senza abbellirla, alterarla o abbruttirla. Io sono una che corre sempre in direzione del rumore: campionessa mondiale dei mosca, campionessa di pattinaggio su strutto e cintura di flanella di judo.
Ergo, ho espletato la normale trafila, finché ho avuto un bell'apppuntamento con posto e ora simultanea. Via, alle calcagne del medico! Finché dopo chilometri di perfetta solitudine in una strada strettissima, curva e a picco arriviamo in cima a un monte dove ci sono tre casupole fatte di pietra.
Devo confessarvi, miei buoni lettori, che ho pensato subito che lì una pizza non deve essere mai stata vista, che il Giro d'Italia non arriverà mai e che non c'era di sicuro la sede della società di pesca.
Ora, prima che andiate a dormire ricapitolo, come fa Shakespeare nelle sue tragedie, mette sempre uno che fa il sunto, ecco il mio: due tizi partono, vanno da un medico-asceta e arrivano non in una clinica con il nome scritto a caratteri romani, non è nemmeno una casa di cura di uno stimato luminare, ma un eremo di montagna con un filo elettrico tirato da fuori e l'acqua piovana raccolta per bere.
Trovo pecore, (anche una nera, allora esistono!) capre e api che cercano di impiombare la mia borsetta rosa credendola un mostruoso fiore. Mentre lottavo con un'altra ape che aveva scoperto sotto la mia gonna che avevo gli slip azzurri come i Nontiscordardimé, esce dal fondo della strada l'Uomo, come la pasta dentifricio dal tubo .
Lungo, magro, austero, barba e cappellaccio, ma con gli occhi innocenti. Dice che non ha la televisione, ma il computer. Suscita deferenza, unzione, compunzione e devozione.
Amici, nella vita tutto è basato sulla fiducia, a incominciare dalla carta-moneta, se sai dare la fiducia alla persona giusta fai passi avanti altrimenti aspetti fermo il tuo turno. Io gli do fiducia. Come a poker vado a vedere che carte in mano ha l'altro.
Mi domanda di dove sono, cosa faccio e che cosa conto di fare. Poi l'Invulnerabile mi ascolta senza avere l'aria di partecipare. Quando ho finito, un angosciante punto di domanda s'insinua fra noi come un verme in una pera.
Alla fine mi ferisce le orecchie: "In quel che mangi non ne azzecchi una, non so come fai a essere ancora viva."
Ah! Dolore, dolore incommmmensurabbbbile! Ho sofferto come quando un bambino mi ha voluto fare l'accopuntura: ha preso gli aghi dal set di cucito e il mio ginocchio sembrava un puntaspilli. Poi il piccolo dottore mi ha detto di tenerli per tutta la vita nel ginocchio che tanto ne aveva degli altri, mi ha dato una spinta che mi ha fatto fare tre metri senza fare un passo. Ricordo che quel bambino si chiamava Alonzo, che fa rima con qualcosa che non dico.
Sempre Alonzo, però, ha vinto la gara in velocità in bicicletta, perché ho srotolato 50 metri di filo di nylon trasparente con in fondo un tappo di champagne che gli ho cacciato in bocca. Gli ho detto: “Tieni sempre la destra, 'onzo!” Lui non voleva, era uno corretto, era il fiero discendente di Carlo V, aveva le tubature dei nobili di Spagna! Io gli ho detto che il catechismo era nella Chiesa accanto. Poi ho rubato il motorino della nostra donna di servizio, l'Aldina, e l'ho tirato. Una scossa per partire, all'inizio aveva il collo allungato come una gallina impiccata sopra la bicicletta, ma poi, subito dopo, un Papa! Lui cercava di liberarsi di quell'esca, ma io avevo scommesso tutti i miei averi e volevo vincere. Per fortuna che la sua mascella di topo di campagna teneva il tappo. E in fondo in fondo poi gli piaceva quella trazione, era come nel vuoto, libero dalla pesantezza! Altro che doping! L'arcangela Samuela lo trascinava sulle sue ali dorate verso le vette. Faceva le salite a sessanta all'ora, se ci fosse stata la stampa, che ne so, il “Pedale della Sera” avrebbe scritto le solite fesserie: “Il Condor in un'irresistibile volata se ne ride dei crinali!” Gli ho fatto sorpassare tutti, non solo!, l'Alonzo, incredibile nella sua disinvoltura, volava con le mani libere!, senza neanche appoggiarle al manubrio, a ruota libera in salita!, sorpassava tutti, come in poltrona, gli altri che ondeggiavano il deretano, con la schiena arcuata, con la lingua sporgente, lanciavano grugniti, pedalavano nella colla!, lui no, liscio come l'olio, lui filava a fianco come una meteora! La folla sbalordita taceva! Sarebbe stato un grande momento nella storia del ciclismo, ragazzi! (A dir la verità, contemporaneamente a tutte queste disonestà, buttavo anche manciate di chiodi da tapezziere sulla sinistra: come un bravo contandino buttavo la semente per il mio raccolto)
L'Asceta ha partorito la mia dieta alla fine: “Appena alzata un bicchiere d'acqua con due gocce di limone, dopo un'ora due noci e un kiwi, a pranzo una manciata di lenticchie con zucca lessa, merenda: prugna secca; cena: uovo con marmellata”, lo ha detto piano e sicuro, l'Inscomponibile e io man mano diventavo livida, viola, verde e screziata.
Non è neanche umana una sola pietanza di quelle. Ma come? Così mi si coagula il pensiero, mi fiacca la retina, ti corrompe le coronarie, mi depancrea, mi estomacola, mi rotula, mi sbullona i muscoli e l'omoioideo. Di sicuro, fratelli, a mangiare 'sto roba ci si sente di colpo piccoli, mediocri, fallibili e provvisori.
Ho chiesto speranzosa che cosa avrei potuto chiedere al bar se andavo con i colleghi, con i clienti o con gli amici. Mi ha detto tranquillo: “Al bar chiedi un bicchiere di acqua calda, ma molto calda!”.
Ditemi, si può?
L'Immarciscibile infine: se farò così, entro ventiquattr'ore avrei recordizzato il mio potenziale estremistico e dovranno mettermi i cavalli di freisa di traverso per stopparmi.
Se avessi portato il Gonfio, vi assicuro una bella lunga e stretta amicizia sarebbe tosto andata a schifìo: “Con una dieta così risparmierei sulla carta igienica!”
Gli ho detto in tono acido, le vocali appuntite e le consonanti premute: “Essia, dottore! Berrò il mio calice amaro di acqua calda! Se sopravvivo a tutto ciò, un giorno passo di qui e le porto una scatola di cioccolatini.”
Ero partita fin lassù con slancio, brio, gioia e con i piedi frizzantini fuori dal finestrino, ritornavo caracollando risucchiata dalla valle, lanciata verso la pianura tutta massacrata.
Mentre noi due partivamo, arrivava fin lassù un plotone, raggruppatissimo, che si allungava come una fisarmonica appesa ad un chiodo. Erano gente che lo acclamava, lo aspirava, lo espettorava.
Latroppoamata, per fortuna, ha un vero amico con cui vagire, un amico che fruga nella mia anima come un bracco blu in un solco per trovare il mio dolore, lui, sì, conosce il suo mestiere fino al tappo della valvola: Piccola Santa, cosa ti addolora, ti offusca, ti esulcera?.
“Dài petrolio che una volta a casa diventerò una raccoglitrice di mughetti!”
In fondo, anche questo, è uno di quei momenti eccezionali nei quali anche nel dolore la vita è bella, facile e permanente. Guardandolo negli occhi ho la certezza di trovare intatto, un domani, la felicità di oggi: una fine di un fine che non finisce e che, tuttavia, un giorno finisce col finire.
E alla fin fine, vedrai, ce la saremo giocata bene questa rara estasi, Enri.
scritto da: samuelasalvotti alle ore 02:45 | link | commenti (28)
categorie: natura, felice, donna, estasi, medico PROIBITO L'INGRESSO!![]() L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder Non Je Ne Regrette Rien!Vietato ai minori (altamente diseducativo) Raggi "Tutto è ventaglio. Fratello: apri le braccia, Dio è il punto." Garcìa Lorca
E' scoppiata una guerra.
I fatti: approfittando che non ho un bavaglio, ho detto in un altro sito: “Quando voglio sapere come la pensa Dio, chiedo a me stessa.”
"Non essere blasfema! L'umiltà è quello che rende davvero profonda e vera una regina, ricordalo!”
E' seguito un istante di silenzio che è durato più di un minuto per rendere omaggio ai morti.
Quando mi ha visto, ha tossito come in chiesa durante un funerale d'inverno.
"Samuela?”, ha deglutito, il rumore dei fessi!, come se inghiottire saliva ricarichi il cervello.
"Sìdirebbe”, io.
"La fetenzia della vita dare linee armoniose ai peggiori soggetti! Rendere elegante una persona destinata al male!“ Ma dai! Non dirmi che hai notato i miei capelli striati, la bocca che scintilla, il tamburo del pancino come un orologio svizzero? Sì, bisogna ammetterlo sono quasi graziosa, incito alla collezione.
Invece io non ve lo descrivo perché vomitereste sui mocassini.
Certe volte vedo come una tivù sregolata: piena di linee trasversali e di segni tremolanti. Ma non sono io che non funziono. Ho, quindi, visto tutti i suoi resti e pensare -ho pensato- che quella roba è vivente.
E' stato come avere a disposizione solo un bicchierino da liquore di ossigeno, non trovavo più il modo di respirare, vuoi guardare nel cassetto del cruscotto, che non l'abbia dimenticato là? A questo livello di uomo non si potrebbe neanche parlare di eutanasia in caso non stia bene. Non è un rivale di Mister Muscolo e non è il Gonfio, che ha un cucciolo di toro per ogni braccio.
Abbiamo sospirato: la vita è fatta di attimi di respiro, uno dopo l'altro, come pietre di un guado. Le pietre finiscono. E cadi sotto. Avanti il prossimo!
Pentitissima di essergli davanti, mi sono detta: Questa calamità dove me la metto? La passo a chi? Lo avrei voluto scostare come si scosta un cane cattivo: Parleremo un'altra volta a mente fresca, eh?, ora smontiamo il tendone, disperdiamoci nella natura, dài, non sciupiamo la nostra bella gioventù! Ma nella sua mente c'è solo la besciamella e i funghi secchi. Lo scrivo, lo persisto e lo firmo.
Prevedevo catastrofi raccapriccianti: il mio antagonista è uno sempre pronto a tutti gli eroismi per cercare di meritarsi la croce di guerra. In più nella zona ci sono altri individui cattivi. Quindi posso scegliere tra puntare la plafoniera da blocco operatorio su questo strano accessorio o andarmene. Ho scelto la seconda: “Contiamo fino al tre, al tre riattacchiamo, ok?” Allora conto: ”Uno, due, tre...”
Ma lui è telescopico, un treppiedi, un'antenna che si allunga, tiri e ne esce di roba!, fuori da se stesso, un cobra: “Tu scrivi il blog, samuelasalvottisplinderpuntocom, uno d'effetto, d'impatto, certo, ma pieno di castronerie!”, col suo indice a salsiccia.
Questo tipo di scrittura, la mia, ha un non so che (ma troverò) che non piace alle donne e agli uomini come lui: ai tipi languidi, quelli che fanno l'amore con lo sguardo su una stampa antica e, se non li si prende a sberle, parlerebbero sempre in terza persona.
Maria, scaltrisci il cervello! Non sono il tuo bastone bianco! Devi guardare cose nuove! Leggere certe tipe che scrivono è come se la scrittrice masticasse la mia costata prima di darmela! Detesto essere trasportata a braccia tese da un capo all'altro del post.
Amo la lealtà e la durezza, invece la letteratura di certuni è molle e unta, talmente unta che prende fuoco subito.
Tutti usano le stesse parole, ma alcuni le mettono assieme in maniera diversa, le usano in maniera diversa. Se il signor Gustave Eiffel non avesse riunito tutto quel ferro in quel modo il suo Meccano non sarebbe su Wikipedia.
Gustave faceva solo ponti e viadotti, ma poi un giorno gli viene in mente che invece di unire due rive, poteva fare il ponte tra la terra e le nuvole. Ora tutti vanno a fotografare queste 7.175 tonnellate di putrelle. Fuori da metafora: la mia è ferraglia letteraria, aggettivata da solidi bulloni.
Non è rabbia quello che provo davanti a lui, è... sto cadendo in crisi da vocabolario, io, la signorina neologista! Purtroppo bisogna sempre attingere al materiale tradizionale. Dunque quello che provo non è rabbia, ma... diverso! Ecco, sì, diverso, non c'è modo di esprimerlo con più forza. Ciò che descrivo non è mai stato detto prima. Quindi dovete ammettere, amici, che è diverso: un mix tra irritazone e impotenza: “Dio, se c'è, ha il senso dell'umorismo, mio buon Pio de Piis! Anzi, ride con noi, ci puoi giurare!”
M'ha dartagnato all'improvviso: “Pretendo rispetto!”.
Sarebbe stata chiusa la faccenda, ma davvero queste due parole me l'hanno riaperta. Io sono una lupa, lui è un crotalo, il più velenoso serpente del mondo, il suo morso è mortale all'istante, per salvarsi bisogna iniettarsi l'anti-veleno prima del morso. E' l'unico animale, insieme alla suocera e alla zanzara di palude, che attacca gli esseri umani. Un'altra proprietà (trovi l'elenco completo nella Rivista dell'Immobiliere) è di poter saltare: non posso schiacciarlo con i miei tacchi a spillo, come la Madonna col serpente: neanche ballando la rumba ci riusciremmo.
"Pretendi? Ehi, amico, ma non sai che il rispetto è una conquista? Ma non sai che il rispetto deriva direttamente dalla stima? Sei proprio un pretino: la fede a priori sganciata dalla vita! Un sentimentalismo che va e viene a botte e che non ha fondamenti.”
"Il mondo va male perché c'è gente come te, che non fa il suo dovere di donna, madre, moglie!”, con le sue labbra color emorroidi.
Ha la faccia del cercatore-che-ha-trovato-prima-di-cercare.
Questi Puntatorididito hanno un grande disprezzo per la donna, per i gay, i comunisti e i ricchi felici, ci sono dentro quasi tutta. Senza tergi né versare: “Giovanotto, io sono un'onesta cittadina che tu vorresti privare della sua libertà. Per questo ho diritto alla legittima difesa, non sei il Papa che per lavoro fa il burattinaio, che per mestiere fa domande e ventriloqua le risposte. Lui, sì, può fare la voce fuori campo. Ma tu?”
Io amo le situazioni assurde, ma non quelle perdenti.
Poiché ero sicura di non essere capita da bambina, l'unico modo per fermare gli altri bambini era far loro uno stretto bondage, mettermi davanti alla mia vittima, poi, e dettagliare bene le mie idee. Poi lasciarlo alla sera andare a piangere dalla mamma.
Un episodio della mia infanzia è stato per me micidiale. Mia madre mi mandava ad ordinare la bombola del gas da un signore rozzo e sbrigativo. Io impiegavo lunghi minuti per spiegare che volevo una bombola del gas di 10 kg, perché ero un po' afasica. Un afasico è colui che apre la bocca e non si sa se per mangiare, sbadigliare o parlare (per fortuna che la forza dei grandi uomini d'affari è la calma, si affrettano con lentezza: non hanno tempo da perdere e allora se lo prendono: parlo, quindi, ora piano e dettagliato.)
Allora ho scritto l'ordine all'interno di una carta di un cioccolatino col cioccolatino dentro per consolarlo della fatica. L'uomo si è piegato su quella minuscola bambina, urlando cosa volessi, ha preso il cioccolatino dalla mia manina e ha letto ridendo, ridendo e ancora ridendo. Se fossi stata colpita da mille frustrate soffrivo meno.
Gli avrei fatto il segno di piegarsi e, una volta che mi porgeva l'orecchio, glielo avrei mozzato in un solo colpo, di netto, lo avrei raccolto tra il sangue e gli avrei cacciato la sventola scollata nella tasca superiore sinistra della giacca: “Spero bottegaio che tu non sia mancino, perché sarebbe imbarazzante al telefono!” Avviso tutti di non provarci perché questo tipo di operazione può mandare 'ad patres', senza contare che poi il berretto cade sempre sulle pupille.
Non vorrei farvi cadere dalla sedia davanti al monitor, ma ho preso il mio interlocutore-inquisitore gli ho tolto le braghe e gli slip e l'ho legato seduto a culo nudo su una sedia di legno dal fondo forato come quelle di Luigi XIV quando il signor Re spingeva in presenza della corte. Legato ad una comoda mi prendo tutto il tempo che voglio. Ti imbocco e evacui senza separarci per giorni e giorni.
"Per sei mesi ti spiego le mie idee ben bene. Cattolico, lasciati andare, non lottare, diventa una terra arabile, diventa umano, così facciamo prima!”
Insomma non potete immaginare la serietà delle mie fantasie. Ho messo un'infinità di gente sulle comode a cui, addirittura, preparavo cibi elaboratissimi: fegato d'oca con Lugana rosée, galletto Vallespluga, accompagnato da un fresco Chambertin e costatina di figlio di vacca su un fondo di puré. La bocca non è straca se non sa de vaca: consigliavo un Camembert svizzero, molto morbido che odora di mutanda contadina. Quanto al dessert, torta di pere ricoperta di cioccolata calda da farci una dolce violenza. Caffè e Rum, non il torcibudella di camionista, buono per lavare il portone prima di dipingerlo, ma un'anzianotto di 50'anni.
(Io sono felice solo con una bistecca, patate fritte e una mela golden, innaffiato da un bicchiere di Bonarda.)
Ecco, ben pasciuto e libero da bisogni impellenti, il tristo figuro mi avrebbe ascoltato, senz'altro, senza dubbio e senza fallo. “Amico, -lo tracheotomo-, c'è un tempo per tutto, come dice la mia nonna, ti rimbrago solo quando tu mi diventi amico d'infanzia”.
Un'altra immagine che mi calma è mettergli la cintura di castità: qualcosa, cioè, che inchioda contro i montanti. La chiavettina ben nascosta, l'avrei liberato dalla costrizione alla fine delle mie trasmissioni.
Direi al bianco oserei dire slavato omino alla fine: “Spero che il cibo sia stato di tuo gradimento, sono spiacente di averti malmenato, io sono contraria alla violenza, tuttavia in certe circostanza è ancora insostituibile (la violenza). La disprezziamo ma ricorriamo a lei.”
Inzaccherato di crema al cioccolato sul naso da tucano m'avrebbe detto, dopo sei mesi, ormai riconciliato: “Di niente, mia buona e cara, nonché bella, Samuela”.
Allora lo lascerei andare, libero e felice, con la fava al vento, come quelle belle vacche che rientrano dagli alpeggi dondolando la campana.
scritto da: samuelasalvotti alle ore 07:41 | link | commenti (21)
categorie: dio , liquore, respirare, elegante, bavaglio, blasfema SOPRA&SOTTOMESSIL'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder QUANDO un LUPO si UNISCE ad UN LEONE
"Giunto al patibolo, il boia lo preleva, lo trascina, facendo leva con la corda, lo inforna [infila nella macchina], mi servo qui di termini gergali, poi lascia andare la mannaia. Il pesante triangolo di ferro si stacca a fatica, cade ballonzolando nei suoi binari e, ecco che comincia l’orrore, taglia l’uomo senza ucciderlo. L’uomo getta un grido di terrore. Il boia, sconcertato, rialza la mannaia e la lascia ricadere. La mannaia squassa il collo del paziente per la seconda volta, ma non lo tronca. Il paziente urla, la folla pure. Il boia issa ancora la mannaia, sperando meglio dal terzo colpo. Per niente. Il terzo colpo fa zampillare un terzo rivolo di sangue dalla nuca del condannato, ma non fa cadere la testa. Per farla breve. Il coltello risalì e ricadde per cinque volte, per cinque volte macellò il condannato, per cinque volte il condannato urlò sotto il colpo e scosse la sua testa viva chiedendo grazia! La gente indignata prese delle pietre e si mise facendo giustizia a suo modo a lapidare il miserabile boia. Il boia fuggì sotto la ghigliottina e si acquattò sotto i cavalli dei gendarmi. Ma non siamo alla fine. Il suppliziato, vedendosi solo sul patibolo, si era raddrizzato sulla pedana e lì, in piedi, spaventoso, grondante sangue, sostenendo la sua testa mezzo tagliata che pendeva sulla sua spalla, domandava con fievoli grida che qualcuno gliela staccasse. La folla, piena di pietà, era sul punto di sopraffare i gendarmi e di venire in aiuto di quel disgraziato che aveva subito per cinque volte la sua pena capitale. In quel frangente un aiutante del boia, un giovanotto di vent’anni, salì sul patibolo, disse al paziente di girarsi per essere slegato e, approfittando della posizione del moribondo che gli si affidava fiducioso, gli salta sulla schiena e si mette a tagliargli faticosamente quel che gli restava del collo con un coltello da macellaio. Questo avvenne. Questo si vide, Sì." V. Hugo Grazie DIAKTOROS e tre baci sulla guancia destra.
Ci sono le prede e i predatori. Avete presente il leone? Così forte che si muove poco, così forte da essere pigro. Così forte da non essere frenetico, da non fare mai fatica. Come l'aquila imperiale, un'altra pigra, vola solo quando le correnti ascensionali sono favorevoli.
Animali violenti, carnivori, sanguinari.
Diverso dalle lepri, graziose bestiole che si inseguono fino a sfinire, una dietro l'altra, sembrano che giochino e quando pensi che non si assalteranno mai, in un colpo scoppia la lotta fino alla fine della loro vita. Calci spaventosi, salti altissimi, un'ira furibonda di due creature mansuete. Ma non sono mansuete: una volpe sbrana una lepre.
Le tortore, avete presente quegli uccelli simbolo dell'amore, anzi di più, della pace? Quando Lorenz se ne andò per qualche giorno, al ritorno trovò una tortora in un angolo della gabbia con la nuca, il collo e il dorso fino alla coda aperta in un'unica ferita. L'altra colomba continuava senza posa a frugare col becco nelle ferite. Era stanca ed aveva sonno, gli si chiudevano gli occhi, ma il gusto della violenza era tale e tanto che preferiva dilaniare che addormentarsi. La colomba ferita tentava di sollevarsi e di reagire, ma l'altra proseguiva implacabile il lento e micidiale lavorio, ferocemente disinibita, oscena.
Martirizza anche Bambi, il capriolo, una bestia immonda che sopprime appena può pure i suoi simili. Pare che i caprioli domestici uccidano più dei leoni e delle tigri. Se si avvicina un tenero capriolo, lo fa lentamente con i suoi occhioni dolci, incede piano per meglio infilarvi le corna in pancia. Lorenz dice che se vedete un capriolo che vi viene incontro, lezioso e grazioso, conficcate subito un colpo violento sul suo muso, lateralmente, prima che lui vi uccida.
Ora amici, pensate a due lupi grossi, selvaggi, rabbiosi, maschi, con le armi per uccidere. Si affrontano, i musi si raggrinziscono, si rivoltano, le labbra si increspano, mostrano i denti, le zampe grattano per terra e scoppia la guerra tra gli urli.
Finché arrivano alla fine immobili, uno sopra e l'altro. Chi vince ha il muso vicinissimo al collo dell'altro che volge la testa piano altrove. Offre la parte più vulnerabile, la vena giugolare, tenera e morbida. Un morso è mortale. Mi commuove chi potendo e volendo ferire, non può finire l'avversario, ma ancora di più chi affida la propria vita alla correttezza di un altro: ha fede, ha fiducia, si fida.
Il lupo più forte farà scorrere il tempo, ha una pazienza cosmica, è pieno di adrenalina, è rabbioso, vorrebbe ucciderlo, si scrolla, si scuote, si distrae. Ha una voglia grande di azzannarlo, ma non può. Non è etico. E non lo farà.
Gesù disse: se qualcuno ti dà uno schiaffo, offrigli l'altra guancia, non perché te ne dia un altro, come dicono i masochisti, ma per non fartene più dare.
Poi ci sono gli sfigati, quelli che non si capiscono, come il tacchino, grande, grosso e ciula, che offre il collo al pavone quasi subito perché non ama la lotta, soprattutto con uno più piccolo che gli svolazza attorno. Ma il pavone non conosce il codice d'onore e non capisce la resa del tacchino e gli squarcia la gola.
Amici, io ho solo paura dei deboli e degli stupidi. Sono come un lupo. Un'eroe omerico: rispetto il codice guerresco dei cavalieri medioevali, risparmio chi si arrende. Ma in genere mentre festeggio la vittoria, l'altro se la svigna.
Quando ero piccola ritagliavo la buccia di un'arancia e mi facevo una dentiera. Se stavo zitta era perché mi mancavano gli epiteti, ma riuscivo sempre a dire sottovoce a qualche compagno qualcosa di simile: tu per tua madre sarai una meraviglia, ma a me fai senso!” Se qualcuno mi diceva che ero carina, rispondevo sempre: Carina un cazzo!
Ladiposo è un leone, invece, si gonfia in caso di necessità, ma in realtà è un turista vestito da villeggiante in questa vita: non ha la nozione del dramma, la vita gli sembra facile e permanente. Ha la certezza assoluta di ritrovare intatto, l'indomani, la felicità di oggi. Obnubila che tutto erode, tutto taglia la corda, tutto scorre. Smantellamento profondo. “Io ho nemici? “ -dice- “ Nemici? Va'! E perché non li facciamo amici?” , un fratello, il Feroce. "Definizione: un nemico è un signore che vuole farti male! “ dico, ma, poi, penso a uno qualsiasi che guizza e anguileggia tra le muscolose mani del Mostruoso! Nessuno può farcela con lui, è una poltrona ginecologica, è una piovra gigante, potrebbe aprirti le natiche come una carriola e spegnerci il suo sigaro. Quando vende, lo sento: “Ho pescato almeno due chili di arborelle con il verme di fango. In definitiva, per l'alborella non c'è niente di meglio del verme di fango. La larva di mosca non rende così. Forse quando minaccia il temporale. Ma il verme di fango è più gustoso, non dimentichiamo che l'alborella è capricciosa...” nessuno osa dirgli : “Hai finito di rompere i coglioni?”
Ma non faremmo mai del male inutilmente, non azzanneremmo mai i pentiti, i deboli e gli sfigati.
Nella striscia di Gaza ci sono solo colombe in lotta, dei deboli, degli sfigati, dei falliti, des imbecilles che si scannano; se fossero lupi, feroci lupi, avrebbero stabilito chi è il più forte e avrebbero chiuso la faccenda col minimo comun denominatore di dolore.
Le madri colombe piangono facendo vedere alle telecamere che il loro male è grande, si buttano per terra e rappresentano quadri di madonne strazianti, ma se potessero, ucciderebbero con le loro mani i figli degli avversari. Tutti deboli, tutte prede, tutti erbivori! Quegli omaccioni grossi, barbuti e neri sono come le libellule, uccidono creature della loro stessa specie e di uguale grandezza, anche quando dispongono di altro cibo.
Sono truppe arabe-pontifice, “Diobi e Diobà”, quando sono sfinite e c'è il rischio di una tregua, viene un capo religioso a gettare benzina sul fuoco con un pippone morale e loro riprendono. Sparano ubriachi di qualcosa, sanno che se ritornano indietro trovano la nonna peggio del loro nemico: spara a loro in fronte una mestolata.
I guerrafondai amano meravigliose canzoni, con parole nobili, profonde ed evocatrici: I love you, please, kiss me, provate a ripetermelo undici volte di seguito, senza cambiare tono, aggiungeteci un po' di singhiozzo tipo strazio, una buccia di orgasmo, sospiri a cucchiaiate e avrete i canti arabi: strazianti, striscianti, struscianti. S'impigiamano, s'investagliano, s'impantalonano, s'impantofolano, s'insciarpano per andare alla guerra con aria in bemolle, molto, ma molto molle. Vogliono i bis e anche i trissamenti.
Soluzione: quando stanno per assaltare la statua dell'ultimo colonnello capro-espiatorio e urlano: “Ah, disgraziato! Sporcaccione! Fascista! Vandalo! Sciacallo! Bruto! Assassino! Maiale! Pattumiere! Mostro! Fornicatore! Selvaggio! Cosacco!” per fermarli di botto e commuoverli, come Frankenstein quando sente il violino, basta mandare l'aria della Meringa Band più dolce del dolce e vedrete che tutti piangeranno: si turbano dall'interno, iniziano ad amarsi, dopo un po' hanno i capelli incollati dall'amore, lo sguardo a fiamma, il pelo del petto iridato e, sotto la pancia buddista, il burlone è rivolto al Polo Nord. Ecco come sottometti i casanova dei deboli! O con il viagra o con lo smielo! Macchè cannoni! Montagne di kalashnikov! Zucchero, amici, pacchi spaccati, sventrati sbrindellati di zucchero, devi farli camminare nello zucchero, respirare polvere di zucchero, farli diventare farinosi, mandorlati, pistacchiati, biscottati!
Se avessi tempo cercherei per voi, fratellini, un pezzo di Victor Hugo che descrive una decapitazione.* (* è una lettura giovanile e non ricordo dove l'ho letta, a chi me la trovasse darei un bacio e, naturalmente, la pubblicherei con tanti grazie !)
Vi lascio, invece, con una dichiarazione del dottor Frederic Gartener che parla della ferocia di questi uomini-topo che praticano la decapitazione: “Subito dopo la testa fu staccata e cadde nel cesto, io la presi in custodia. L'espressione del viso rimase quella di un'estrema sofferenza, per parecchi minuti dopo la decapitazione. Apriva gli occhi e anche la bocca, continuando a boccheggiare, come se volesse parlarmi. Non c'è dubbio che il cervello era ancora attivo... Il suo corpo decapitato, legato ad una panca con una cinghia, era scosso da convulsioni continue che duravano dai 5 ai 6 minuti, indicando, sì, una gran sofferenza...”
L'OBESA
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Ha risposto pallida: "Se mai fosse incominciato, con l'amore è finita!", devastata dal demone dell'abbandono, che tra tutti è il più cattivo. E mi procura uno strappo alla fodera del cuore. Io passo per una che sa radunare le proposizioni, ma in questi casi non parlo mai. Ho lasciato che si sfiatasse. E' enorme, grande, piatta, una gigantessa, una spaventapasserotti! E sì che ai tempi del liceo eravamo due gemelline nervose e scheletriche. Facevamo chilometri in bici, m'ha insegnato a mettere il reggicalze e io sapevo fare imitazioni perfette. Siamo giunte su sponde opposte: io sono sempre più ottimista, la mia vita migliora, non la cambierei con quella di un mese prima, lei si barrica, si dibatte, strattona i vincoli e mangia, mangia come chi ha rimorsi. E' stata lasciata, che è già duro, per ragioni moralisticoidi: non ha detto al marito dell'aumento di stipendio, andato tutto per le abbuffate, anche per colpa di quella volta al ristorante, mentre lui telefonava lei gli ha mangiato metà del suo dolce e poi ancora alle ultime elezioni ha votato comunista, insomma se le ragioni non sono queste, sono molto simili, molto, molto simili. E' maledettamente sempre così: le alleanze cadono, l'amore va a ramengo perchè una mangia una bistecca il venerdi santo quando si è sposate a dei moralisti: le gioie carnali, infatti, non sono il loro forte.
I moralisti mi ricordano un mio parente che diceva di uccidere il nostro cane che era vecchio e cieco. Io pensavo che quel cane era contento di vivere anche così. Sì, i moralisti valutano sempre per gli altri. I moralisti, la morale, i buoni cristiani un esercito contro un popolo di donne con la faccia su d'un piatto. Forse tutte le bulimiche hanno un padre che le fa gemere di vergogna. L'unica morale che ho amato è quella di Nietzsche, "Al di là del bene e del male" ed anche "L'Etica" di Spinosa. Lei affonda e s'aggrappa a tutto ciò che è commestibile. Ah, le avevano promesso ben altro nel venire al mondo! I depliants promettevano una ben altra crocera! Mari, monti, sole, acqua calda e fredda, balli in costume..ma per un peccato capitale, la crapula, rimane fuori dal paradiso.
Avrei voluto tirarla su da terra, strapparla come una carota, anche se è una scassabilance, come da bambina chiamavo le grassone e ricordo che pensavo sempre se avessero avuto un ippopotamo fra i loro ascendenti. Ora so che gli esseri più mastodontici sono i più vulnerabili, un fatto di bersaglio migliore, credo. Ad accarezzare certi esseri minuti si rischia di rimanere monchi. Avevo il cuore così gonfio che mi meravigliavo che non apparisse una grossa sporgenza a sinistra del petto. Diceva che ora si alza anche di notte per mangiare e che arriva a succhiare i minestroni congelati. All'improvviso le ho detto: "Tuo marito non andrebbe mai alla messa della domenica in tuta, vero?" Lei ha detto di sì e che era il tipo che non avrebbe mai rinunciato a controllare il resto dal salumiere, che era anche uno che crede che nessuno si ravveda davvero se non si amputa una mano. Siamo scoppiate a ridere. In genere non si ride ai funerali. Invece se non si ride quando si è nella merda, quando? Quando va tutto bene? A che scopo? La risata è fatta per le sciagure. Ci sono delle volte che la risata è sottile, di testa per situazioni nobili ed eleganti, altre grasse e crasse come panini di ciccioli. Questa era una di queste.Una gran sghignazzata all'inizio e poi una marea montante. Ci siamo sbattute le mani sulle cosce. Abbiamo ululato, gemuto, pianto. Un suicidio. Rideva, così gonfia e imbottita di sensi di colpa! Ma, nonostante tutti le puntino il dito contro il muscolo del cuore, il più tenero di tutti, il suo pentimento non lo avranno mai.
Parliamo d'amore...
L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder Parliamo d'amore, quello in fondo all'incrocio, dove ti muore il cuore per i battiti spropositati dal desiderio d'esplodere.
Non ne parlo mai*, perché lo fanno tutti, ci sono in giro bei mattoni seri.
Siamo tutti come soldati feriti, inseguiti dai lupi e dai corvi, ma può essere che si apri questo cielo nero e fangoso, come una bara, e sorgano angeli pieni di gioia, angeli pieno di bontà, angeli pieni di salute, angeli pieni di bellezza... può essere. “La noia rende crudeli”, amici.
Ricostruiamo l'incidente. OMNIPOTENZA
ONNIPOTENZA
Che tu creda o no, siamo onnipotenti, come l'essere perfettissimo, signore e creatore.
Voi sapete che vivere è un'abilità: le doti naturali non bastano, occorre tecnica. Occorre una tecnica sempre più perfetta, la tecnica è un viaggio in cui man mano butti via i bagagli, fino ad essere nudo, come i marmocchi quando nascono, si arriva come si è partiti, a culo scoperto, ma da indifesi, si arriva difesi, anzi di più: onnipotenti.
Onnipotente: la capacità di essere, fare e avere tutto, tutto ciò che si vuole. Tutto.
Per avere ciò che si vuole occorre un unica qualità: la voce. Non a caso Dio si è fatto Verbo. Il Verbo incarnato, è il segreto dell'onnipotenza.
Non vorrei farvi spalancare troppo gli occhi dell'innocenza, anime candide, poi mi tocca vedere gente che vola o mi diventate ricchi da stare male o innamorati da far schifo, vi lascio la freschezza del lillà e la purezza dell'ermellino, ma allenatevi a chiedere con voce dolce, posata e lenta, essere allenatori di se stessi. SANTITA' MODERNA
SANTITA' MODERNA
Stamattina ho squillato alla porta. Nessuno ha risposto, perchè una specie di corrida c'era all'interno. Riconoscevo lei, detta la Cicciona, che stava dando del "bidone dell'immondizie vivente" a lui e lui le assicurava che è stata una vitella durante l'infanzia. Lei ha replicato che è il falegname più cornuto d'Italia, nonché d'Europa (la seconda parte di questa affermazione trova fondamento nell'illegittima relazione che la madama avrebbe intrattenuto con un vigile francese). Io piazzavo i dodicesimi e tredicesimi squilli, più modulati e prolungati che potevo. "Hanno suonato!", ha detto lui. "Che fine segugio!", lei. Le dice di andare ad aprire, ma lei che non è stata educata dalle suore ha detto: "Vaffanculo!" "Ma vacci ad aprire che 'sto in mutande!" "E con ciò?" Lui: "Deve essere la dottoressa Salvotti, non farmela aspettare in piedi!" Allora lei: "Così cresce!" "Ti prego..!" "Mi rompe i coglioni, se proprio vuoi saperlo con le sue arie superiori e il suo modo di prendere la faccia della gente per un sedere!" "Se è la tua che prende per un sedere, la capisco! Sembri un clistere!" ERAVAMO TUTTI BAMBINI
Dove sarà la Guglielmina? Dove sarà la Guglielmina? Quando mia sorella l'invitò e andai ad aprire la porta entrò il sole, entrarono le stelle, entrarono due trecce di grano e due occhi interminabili. Io avevo quindici anni ed ero orgogliosamente oscuro, magrolino, snello e aggrottato, funereo e cerimonioso: io vivevo con i ragni, inumidito dal bosco, conosciuto dai coleotteri e dalle api tricolori, io dormivo con le pernici sprofondato sotto la menta. Allora entrò la Guglielmina con due bagliori azzurri che mi trafissero i capelli e m'inchiodarono come spade contro i muri dell'inverno. Tutto questo avvenne a Temuco laggiù nel Sud, alla frontiera. Sono trascorsi lenti gli anni. Il mio cuore ha camminato con intrasferibili scarpe: non ebbi tregua dove rimasi: dove colpii mi colpirono. E poi e poi e poi e poi com'è lungo narrare le cose. Non ho più voglia di aggiungere. Venni a vivere in questo mondo. Dove sarà la Guglielmina? (da P.Neruda "Poesie" trad. it.Puccini)
ERAVAMO TUTTI BELLI Certo che sono stata bambina, ma un bel giorno ho lasciato la mia casa e con un fagottino misero di esperienze sono andata nel mondo.
Una casa ci vuole dentro, anche solo per il gusto d'andarsene via. A Milano a studiare non avevo la sicurezza della gente di città: Tu non sei di qui, vero? Quando me lo chiedevano capivo che non avrei mai azzerato la distanza tra me e loro. Ma neanche a casa avrei potuto ritornare. Lontano ho fatto un sacco di cose: soldi, libri, figli... ma, davvero, non si può ritornare a vantarsi con nessuno. Per tutti rimango la figlia strana dell'Aldo e della Franca, quella che da piccola ringhiava. Mi è sempre piaciuto lottare, dover vincere una resistenza, la dolcezza mi deprimeva. Ora l'apprezzo, quella vera che è allegra e leggera, anzi i ruoli si sono invertiti: la dolcezza che c'è in voi diventa mia e vi lascio la mia aggressività. Un tempo era necessaria per non farmi divorare, ora basta solo un po' di stima e humour. Ma per i parenti resto una bestiolina proveniente da chissà quale mondo. E hanno ragione: allora mi addormentavo con un unico pensiero: Domani faccio vedere a tutti chi sono! Ora sono decongestionata o, se preferite, galleggio, la vita ha una fatalità superiore, una pace, sotto, infinita, oceanica e organica, una grande indolenza segue l'onda della gloria dell'universo, dondolo sull'onda dell'esistenza. NON HO CREDITORI...... MA SOLO DEBITORI (Non è vero che tutto fa brodo)
Mi ha detto: “Vabbé scrittrice, vabbè anche regina, ma santa, perdio!, come si fa? Bisogna essere più che immodesti!
Hai ragione, fratello!
Non c'è altro da dire: ha ragione! Chiunque egli sia, ha ragione!
Tutti voi gli date ragione!
Non voglio argomentare secondo logica, né dimostrare i miei teoremi, banalità che v'aspettate, vi voglio colpire con immagini, perché solo quelle rimangono. In fondo so solo raccontare.
Racconto, sì, con la verve, la scioltezza, la lingua fiorita al cui proposito della quale voi siete già a conoscenza: sono un'onesta e anonima scrittrice che compie il suo duro e sporco dovere.
Quando dico che sono una santa partono gli attacchi per ore, ma poi ci sono vuoti d'aria in cui posso andare a pescare.
Ogni volta che pronuncio questa frase aspetto paziente queste cinque inevitabili reazioni.
Cinque fasi:
solo in pochi casi c'è
5.L'accettazione :”Va bene, tu sei una vera santa!”
Eppure, camerati, da bimba se il prete mi chiedeva se avessi voluto andare in paradiso o all'inferno dicevo in purgatorio, per modestia.
Quando voglio sapere come la pensa il volgo faccio parlare il Ciccioman. Averlo in ufficio è un tipo di calamità di secondo grado, nella graduatoria sta tra il distacco del telefono e le coliche renali.*** [3] DI PIU' NON SI PUO' !
Anch'io "Ho provato anch'io. E' stata tutta una guerra di unghie. Ma ora so. Nessuno potrà mai perforare il muro della terra" Caproni
DI PIU' NON SI PUO' (amare)
La storia che seguirà è senza precedenti, se mi permettete questa facezia, perché tutte le vite sono una sit-com che fa per sé.
Antefatto: mi hanno detto che sono brava solo a lavorare e a scrivere.
Effettivamente, ogni volta che uno mi firma su dove gli indico è come la prima volta che ho azzardato con un ragazzo: la testa mi ronzava e stentavo a respirare: la potenza di quella esplorazione autoritaria che vuol vedere fino a che punto ci si può spingere fra lo stuprare un uomo e la paura di offenderlo. Frase lunga, ma pregnante, fratelli.
Effettivamente sono una vispa nel procurarmi il sostentamento. Potete sbattermi nuda nel Sahara e tre giorni dopo ti avrò aperto un ufficio lindo come la Rolls della regina d'Inghilterra, in cui dei tuareg vendono della buona e calda sabbia a prezzo speciale. Ci sarà pure un corrispettivo al Grosso, caduto nella cioccolata, un bisunto uguale a lui, una succursale con nessuna differenza con i cessi gratuiti, lui, con le sue orecchie scollate, gli occhi trattenuti dalle palpebre, labbra molli, scarpe talmente grandi da servire da insegna, lo Strapazzauteri nero! Non mancherebbe neanche qualche collega donna che cicerona dietro il suo proscenio pieno di mammelle più o meno vere.
Eppure, credetemi, devo scuotere la mia testolina di femmina in pieno sviluppo, perché ciò di cui sono più orgogliosa non è questo. Se fossi al capolinea del mio viaggio sarei colpita da quanto amore ha circolato nella mia vita.
Già da bambina dovevo conquistarmi la sopravvivenza, inducendo gli altri ad amarmi. PURA & CRUDA
Oggi ho detto la mia prima bugia!
(Vedi : TU CHIAMALE SE VUOI EMOZIONI)
Sono ritornata alla biblioteca di Milano con quel portamento nobile, fiero e disinvolto a cui devo la spontanea tenerezza dei ragazzi. S.S., SANTASUBITO
L'INSOPPORTABILE LEGGEREZZA DELL'ESSERE... altro da me.
Ragazzi, sono in una biblioteca piena di tizi abbronzati come compresse di aspirina e si vede grande come una casa di 12 piani che nessuno ancora si è chinato sul mio problema: voglio un tomo. Questa biblioteca è un carrozzone stanco, statico e stancante! Mi hanno detto di aspettare e mi sono messa, buona buona, al piccì. Me l'ha detto un tizio lungo 2 m e largo 2 cm, assomiglia ad un luccio senza denti che ha avuto il privilegio di alimentarmi: ha la stessa testa verdastra, gli stessi occhi minerali e le stesse narici.
Costui quando gli capiterà di morire non dovrà fare fatica a diventare un teschio: è più scarnificato dei raggi di una bicicletta. VOGLIO UNA VITA COME LA MIAVOGLIO UNA VITA COME LA MIA (Non si può accusare un lupo d' essere feroce)
Diceva Nietzsche che noi non dobbiamo né convincere, né piacere.
Tutte le bambine, in genere, vogliono fare la Madonna da grandi, stare nella nicchia ed essere pregate, invece io volevo diventare Papa, per convincere e piacere, ( Convincere: prima si rovescia il fondo dove si deposita la melma, i detriti, i barattoli vuoti, i preservativi usati... Piacere: poi si riempe di petali di rosa) Mi portavano in chiesa, vestita da giubilo, a vedere il Prete predicare a una folla vestita da solenne: sotto il mio cappellino, la calotta cranica, con il suo ciuffo, si alzava di due centimetri per ascoltare tutto: la mia testolina faceva la macumba*. Dovere di Cronaca
mea culpa, Io sono una di Brescia. Peso solo quarantaquattro chili, ma sono talmente altera che tendo a fare ombra ai grossi mammut in marcia con me nella vita, eppure, compagni, pure io sono biologica e biodegradabile.
Come Clittenestra faccio ammenda. In fondo non sono una capopopolo perchè nel momento di mona mi viene da ridere, sono insomma come Charlie Chaplin che, quando vede cascare una bandiera da un camion, corre dietro al mezzo per ritornagliela e la gente corre dietro a lui. Questo è l’unico caso in cui io potrei guidare una folla.
Vi confiderò fratellini, vivo di folgorazioni. I MACCABEI ERRANTIFelicità & Fedeltà S.p.A.
Vi ricordate quando vi siete sposati? Ricordate l'ultima doccia da single, il termostato su un 35 duro da incassare, guanto di crine, lo splendore del nuovo, l'energica spazzolata di denti e se eri donna la tosatrice Braun e se eri uomo prebarba Pincopallino... siamo stati talmente scintillanti che il Re Sole al confronto era un'eclissi di luna. Ci è venuta per un attimo un'infinita nostalgia che è quella di esserci traditi da per noi: sappiamo che stiamo tradendo l'ultimo residuo dell'innnocenza, che è irresponsabilità, che è una forma incolpevole di libertà. Magari quella mattina abbiamo chiamato l'altro per avere la caparra, perchè un freddo liquido, losco, di stomaco ci prendeva: la paura. SESSO, SESSO, SESSO E ANCORA SESSO!
Scusate il titolo, così ho la certezza che apriate il post.
![]() Le offro col cuore "Le Bouquet" di... Henri de Régnier:
"Effeuille le bouquet que l’amour t’a donné."
Eccomi qui a dire quello che le donne non dicono, sì, quello che le donne non dicono, lo dico io. Sembriamo tutte all’antica (ci dovrebbero pagare in sesterzi) a parlare di sesso, perchè siamo come gli uomini di una decina di anni fa, senza pietà e pietismi, perchè, avete notato?, le donne, ormai, cercano il sesso, gli uomini, invece, l'amore.
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IL MEGLIO DI ME: tanto talento sprecato in cavolate. IL PEGGIO DI ME: con me ci si di-verte (di-vertere) e il peggio è che non sono nè la fata turchina nè la strega cattiva, piuttosto una allegramente impegnata. LIBRI: uno che deve ancora uscire, il mio: 'come si diventa me in tre mesi'-l'uomo senza qualità Musil- 'memorie di adriano' Yourcenar- i fiori del male- cent'anni di solitudine-tonnellate di poesia. MUSICA: quasi tutta, da skin a beethoveen, ella fitzgerald,james brown, sakamoto, 'perfect day' di lou reed, 'biko'di peter gabriel, paganini, guerrilla funk, leonard cohen, tito puente, cat stevens,, tutto hendrix, 'the mercy seat' di nick cave, 'shower the people' di james taylor, cico barque.. FILMS: 'la cena di babette', 'sin city' tarantino tutti e tutti della cavagni, di pupi avati, e, benchè abbastanza astemia, tutti i films di natale con de sica se sono brilla. MI PIACE: oggi 'oh mio babbino caro', puccini, esecuzione callas maria NON MI PIACE: i vigliacchi e gli alti papaveri delle banche, i vostri scippatori di fiducia. PREGI: i pregi e i difetti sono la stessa cosa: mente discola DIFETTI: i pregi e i difetti sono la stessa cosa: mente discola IPSE DIXIT: se l'uomo è nato per soffrire e ci riesce benissimo, io per gioire e ci riesco altrettanto bene. COSA CERCO: estasi CHI MI PUO'CERCARE: cultura e/o intelligenza è graditissima, chi ne è privo può optare sulla simpatia, ma anche l'autenticità , essere nudi, crudi e puri, è irresistibile per me. HOBBIES: trasformare signori e/o signore responsabili, ponderati e riflessivi in persone trasgressive. uno di questi fu un tale umbro, pazzo d'amore, francesco: "fà di me uno strumento della tua pace. dove c'è odio io porti l'amore. dove c'è offesa io porti il perdono. dove c'è discordia io porti l'unione.." |